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Zona rossa, pessimismo e fastidio. Lo sconforto da cui ripartire.

Da oggi siamo in zona rossa. Si sono susseguiti comunicati, articoli, commenti: ormai dovremmo aver capito che non sarà come il lockdown di un anno fa: molti negozi rimarranno aperti, molti più sevizi saranno garantiti.

Eppure lo sconforto c’è, inutile negarlo; nonostante la consapevolezza acquisita, ritrovarci a dover giustificare ogni spostamento, a star lontani dai nostri cari, questo inizia ad essere inevitabilmente pesante anche per chi le norme anticontagio ha cercato di seguirle con spirito di collaborazione e sentimento di umanità.

Ognuno cerca il colpevole, senza ammettere che in fondo siamo vittime anche di una politica che a tratti si è dimostrata poco coraggiosa di prendere scelte impopolari.

Questo “aprire e chiudere” come se stessimo danzando al suono di una fisarmonica non sta funzionando. Si è cercato di rilanciare economia e burocrazia laddove il numero di contagi lo permetteva, ma si sa: se i controlli del rispetto delle regole non sono capillari è difficilissimo contare sul senso di responsabilità e ora ne stiamo pagando le conseguenze.

Ed è proprio a chi le regole le ha sempre seguite che questa situazione inizia ad andare stretta perché in fondo, dopo un anno di stravolgimento delle nostre vite, eravamo sicuri di ottenere in risultato.

Invece siamo di nuovo qui, col fiele in bocca e un senso di precarietà nell’animo, con una prospettiva del futuro ancora più incerta. Aspettiamo il vaccino anche se per molti di noi se ne parlerà addirittura in autunno, nonostante facciamo parte di quella fascia generazionale che dovrebbe trainare l’economia del paese.

Che fare a questo punto?

Potremmo cedere allo sconforto, soccombere a chi da mesi ci da degli “imbecilli schiavi del padrone”. Potremmo chinare la testa davanti a chi è convintissimo di vedere complotti ovunque e disegni internazionali di assoggettamento delle masse. (d’altronde si sa, i laureati all’università della vita di solito prendono il master in geopolitica).

Potremmo annuire accondiscendenti davanti alle solite frasi del tipo “c’è chi si sta arricchendo con questa faccenda” (quanta sagacia…).

Oppure potremmo, ancora una volta, stringere i denti, pretendendo però una politica più coraggiosa, che non guardi il nostro dito mentre noi indichiamo la luna.

Perché a cercare i capri espiatori nel “piccolo” si crea solo una falsa visione di quello che accade, uno sguardo d’insieme distorto, limitato e socialmente disonesto.

Evitiamo di fare ripartire la caccia al runner, smettiamo di augurare un girone infernale a quello che porta il cane a spasso; evitiamo pure di star lì a prendercela con uno sparuto gruppo di giovani che chiacchieriano in un parcheggio se poi, fino a ieri, ci ammassavamo per un aperitivo dimostrando come il disprezzo delle regole più basilari abbia investito tutte le fasce d’età, non solo quella giovanile.

Le regole o valgono per tutti o non valgono per nessuno.

Lasciamo la politica del qualunquismo a chi non sa fare nient’altro nella vita, a quei dispensatori di noccioline che neanche in tempo di pandemia hanno smesso di rifornirsi e di distribuire.

Perché a cercare il pelo nell’uovo non si guarda al problema globale, ci si limita a distogliere colpevolmente l’attenzione da quello che realmente accade, mentre sotto il cielo italiano nasce l’ennesimo giorno stanco.

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