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UNA POESIA A MISURA DI LETTORE

Tra i più noti poeti della letteratura latina vi è Marco Valerio Marziale, un intellettuale di origine spagnola, che trascorse buona parte della sua vita a Roma, operando soprattutto durante l’età dei Flavi.

Le sue origini erano molto umili: il passaggio dalla Spagna a Roma fu motivato proprio dalla ricerca della gloria poetica e quindi di un tenore di vita più dignitoso. A Roma, fino al 65 d.C., vi era un nucleo di intellettuali spagnoli molto ben inserito nell’alta società romana, presente addirittura a corte durante il governo di Nerone: in questo gruppo spiccavano soprattutto Seneca e suo nipote Lucano. Marziale, nei suoi primi anni a Roma, farà riferimento proprio a questi suoi conterranei.

Nel 65 d.C., però, per lui tutto cambia: Seneca e Lucano, insieme ad altri personaggi illustri dell’epoca, furono coinvolti nella congiura dei Pisoni, ordita contro Nerone, e furono dunque costretti al suicidio. Quindi, benché dotato di molto talento, Marziale trascorrerà buona parte della sua esistenza in ristrettezze economiche, costretto a sbarcare il lunario creando una poesia d’occasione: componimenti destinati a celebrare feste, funerali, nozze; brevi poesie che ricchi committenti acquistavano per farne omaggio ad amici e parenti in occasione di particolari ricorrenze.

Marziale, nei suoi componimenti, si ispira alla vita quotidiana, alla realtà che gli scorre davanti agli occhi tutti i giorni, mentre si muove tra le strade dell’Urbe, mentre frequenta le case dei suoi protettori. I suoi epigrammi, sempre estremamente brevi ed efficaci, affrontano i temi più svariati: l’amore, visto soprattutto in chiave erotica, l’arrivismo di pseudo-intellettuali, la sua povertà, la corruzione dei costumi di tantissimi romani, il contrasto tra la vita in campagna e quella di città, l’insofferenza del cliens nei confronti dei suoi protettori, solitamente gente mediocre, ma danarosa, ecc.

Ciò che distingue in modo peculiare gli epigrammi di questo autore è il cosiddetto “fulmen in clausula”, ovvero una battuta finale, inaspettata e pungente, che spiazza il lettore e che spesso racchiude in sé l’aspetto comico del componimento

Qui di seguito proponiamo qualche esempio.

II,38

Tu vuoi sapere qual è la rendita di quel lontano mio terreno? Questo mi frutta: della tua vista posso, finalmente, fare a meno.

III,26


Tu solo, o Candido, possiedi terreni,
tu solo hai vasi d’oro e di giada,
solo tu hai vino massico e cecubo,
tu solo hai cultura ed ingegno. Tu hai tutto,
non credere che io lo voglia negare, o Candido!
Solo tua moglie ce l’hai in comune con tutti.

XI, 44

Sei privo di figli, ricco e vecchio. Credi dunque
che per te le amicizie siano vere?Erano vere,
ma quelle che avevi da giovane e da povero.
Chi ti è amico ora, quello vuole la tua morte.

Mara Alei

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