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Turpiloquio elementare: ma che linguaggio usano i nostri bambini?

Studi recenti dimostrano che è dalle elementari che i nostri figli iniziano ad apprendere parole e gesti troppo scurrili, anche per gli adulti . Senza conoscerne nemmeno il significato .

I bambini delle elementari usano un linguaggio sempre più scurrile. È l’allarme che lanciano in particolare gli insegnanti delle scuole. Il linguaggio è cambiato, divenendo meno controllato e meno controllabile. Ma è un linguaggio che i ragazzi utilizzano soprattutto nei luoghi informali, sanno bene che a scuola non è consentito. Le parolacce, comunque, “scappano” anche in classe.

Ovviamente senza essere troppo moralisti, bisogna individuare che tipo di parolacce preferiscono i nostri figli, ma l’amara verità è che i tempi sono cambiati: gli “ stronzo” o “l’ imbecille” sono decisamente démodé. Troppo inflazionati dalle generazioni precedenti hanno lasciato il posto a qualcosa di più proibito. Ora il gergo dei più piccoli è intriso di volgarità che non si trovano nemmeno in un film per adulti (talmente forti che non si possono neanche riportare su un articolo come questo). Certo non tutte le parolacce vengono per nuocere, a volte, come spiegato dai pedagogisti, servono solamente da sfogo. E dio solo sa quanto i nostri figli hanno bisogno di sfogarsi. Ma è anche molto sottile la linea tra lo sfogo e l’insulto, tra una bravata e il bullismo verbale.

Soprattutto i minori che utilizzano social media (dove la situazione spesso degenera) hanno un linguaggio più scurrile di altri. Quindi non è solo in casa dove i bambini “apprendono” il modo di comunicare, ma nei diversi ambienti che frequentano quotidianamente, compresi quelli virtuali. E non è una falsità affermare che i social e le piattaforme digitali esercitino un ascendente non indifferente su questi ragazzi.

Ovviamente è la famiglia a dover intervenire, anche se spesso con scarsi risultati. Perché sono i primi a non avere gli strumenti per affrontare questo disagio.

Uno studio dei giorni scorsi dall’Osservatorio sulla povertà educativa nato dalla collaborazione tra “Con i bambini” e la fondazione “Openpolis” evidenzia le problematiche della mobilità generazionale nel nostro paese: dove nasci, in che posto vivi e la condizione sociale della famiglia restano in Italia un aspetto fondamentale per determinare la propria vita. Una fotografia che segnala elementi fortemente preoccupanti per i giovani di oggi e per gli anni a venire.

Certo non sarà una parolaccia a determinare il futuro di vostro figlio, ma il linguaggio che utilizzate in casa, insieme ad un controllo leggermente più accurato delle sue attitudini vi aiuteranno a farlo crescere in maniera più gioviale. E più educata.

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