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TRACCIA DI IERI: Roma, la strage di Acca Larentia

È il 7 gennaio del 1978, 5 ragazzi militanti nel MSI si preparano per un giro di volantinaggio con lo scopo di pubblicizzare un concerto. Sono in via Acca Larentia e si apprestano a uscire dalla sede locale del Movimento Sociale Italiano, quando sono investiti da una raffica di colpi di arma da fuoco automatica. Uno dei ragazzi, Franco Bigonzetti, rimane ucciso sul colpo; altri tre riescono a rientrare nella sede e a chiudere la porta blindata, mettendosi così in salvo. Sorte peggiore per il militante Francesco Ciavatta che, seppur ferito, provò a mettersi in salvo, ma venne colpito a morte alle spalle durante il tentativo di riparare.

La spedizione mortale fu rivendicata alcuni giorni dopo dai Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale, tramite una cassetta audio. A seguito dell’attentato scoppiarono i tumulti a Roma, con un sit-in di protesta dei militanti dell’MSI e tafferugli che portarono all’inevitabile intervento delle forze dell’ordine. Un altro giovane rimase ucciso negli scontri: Stefano Recchioni. Indagato per la sua morte fu il capitano dei carabinieri Eduardo Sivori, in seguito prosciolto grazie a perizie balistiche effettuate nel corso degli anni.

Rimane senza colpevoli anche l’omicidio di Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta: nel 1987, in seguito alle confessioni di una pentita, Livia Todini, si arrivò ad individuare cinque responsabili, militanti di Lotta Continua, accusati per il duplice omicidio. Mario Scrocca, Fulvio Turrini, Cesare Cavallari e Francesco de Martiis furono arrestati; Daniela Dolce, ultima accusata, scappò all’arresto fuggendo in Nicaragua.
Scrocca, il giorno dopo essere stato interrogato dai giudici, si tolse la vita in cella in circostanze sospette. Gli accusati furono poi assolti in primo grado per insufficienza di prove.

L’unica certezza è che la mitraglietta Skorpion utilizzata per ucciderli verrà ritrovata nel 1988 in un covo delle Brigate Rosse.

La strage di Acca Larentia creò uno spartiacque importante all’interno delle formazioni fasciste della capitale: molti militanti ritennero troppo tenera e decisamente inappropriata la reazione dei vertici dell’MSI nei confronti del carabiniere ritenuto colpevole della morte di Recchioni. Scelsero così di distaccarsi dal partito e intrapresero la strada della lotta armata, decisione che portò a un enorme spargimento di sangue e al clima di terrore degli anni a venire. Secondo lo storico Giorgio Galli sarebbe addirittura legittimo il dubbio che l’agguato sia stato “commissionato” da elementi esterni al terrorismo politico, proprio con la finalità di elevare il livello dello scontro ideologico di piazza.

La strage è commemorata ogni anno dai militanti di destra, che si incontrano in via Acca Larentia e al grido fascista “Presente!” rcordano i tre giovani che hanno perso la vita. L’organizzazione della giornata commemorativa è ormai a completo appannaggio di Casa Pound, che ha reso il rito commemorativo (già fortemente intriso di simbologia fascista) ancora più centrato su rituali liturgici inerenti il ventennio; segno del fatto che il riflettore che ogni anno si accende su Acca Larentia assume ancora un’importanza strategica soprattutto per chi, di alcune manifestazioni, vuole farne una vetrina da propaganda politica.

Con buona pace dei morti, beninteso.

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