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TRACCIA DI IERI: morte di un magistrato che guardava lontano

Palermo, 29 luglio1983.
In via Pipitone esplode un’autobomba, 75 kg di tritolo.
Perdono la vita il magistrato Rocco Chinnici, gli uomini della scorta, il maresciallo Mario Trapassi e l’Appuntato Salvatore Bartolotta, e il portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi.

Chinnici era diventato scomodo per la malavita siciliana: aveva impresso un rivoluzionario cambiamento nei metodi di indagine alla criminalità organizzata fondando il pool antimafia, cioè un gruppo di magistrati che lavoravano in modo congiunto alla medesima indagine.

Questa intuizione arrivò a seguito degli omicidi a stampo mafioso del capitano dei carabinieri Emanuele Basile e del procuratore Gaetano Costa.
Chinnici sentì l’urgenza di riunire le forze in campo in un’unica soluzione operativa congiunta, non solo per aumentare l’efficienza lavorativa: il magistrato aveva capito che indagare da soli esponeva a rischi più grandi, rendendo i servitori dello stato più vulnerabili alle ritorsioni delle cosche mafiose.
Entrarono a far parte del pool alcuni magistrati, fra i quali Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Fu proprio grazie al lavoro di indagine svolto dal pool che fu possibile istruire il maxi processo di Palermo, cioè il primo grande processo a Cosa Nostra.

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