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Tokyo 2020, le Olimpiadi della discordia

Si è svolta ieri la cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2020, slittate al 2021 a causa della pandemia; questa edizione si svolge in Giappone, dove vige lo stato d’emergenza che rimarrà in vigore per tutta la durata delle Olimpiadi, che si svolgeranno dal 23 luglio all’8 agosto. Negli scorsi mesi e nelle scorse settimane ci sono state nuove impennate di contagi da Covid-19 che hanno fatto sì che la maggior parte dei cittadini fosse contraria al regolare svolgimento dell’evento. Oltre il 60% dei giapponesi avrebbe infatti preferito la loro cancellazione.
Organizzatori e governo avevano rassicurato sulla infallibilità del sistema pensato per il Villaggio Olimpico, ma non sta andando tutto come si sperava: nel giorno dell’inaugurazione dei Giochi, sono ben 19 i nuovi contagi legati in qualche modo alle varie delegazioni olimpiche, portando i casi totali connessi alle Olimpiadi a 106.
Il grande timore dei giapponesi è che le Olimpiadi rischiano di trasformarsi in un mega focolaio di massa, con le diverse varianti attive pronte a fare il loro ingresso nel paese dell’Estremo Oriente.
Conseguenza di tutto ciò  è che le aziende giapponesi hanno capito che accomunare la propria immagine a quella di Giochi largamente non voluti dalla popolazione non è strategico; colossi come Panasonic e Toyota ad esempi hanno ritirato i loro spot.
Il lato sportivo insomma sembra essere del tutto marginale in queste Olimpiadi del sol levante, un nuovo rinvio o, nei limiti del possibile, lo spostamento in un altro paese avrebbe sicuramente evitato di rovinare la manifestazione sportiva più antica che esiste e i suoi significati che vanno oltre la mera competizione.

Billy Castle

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