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SAN VALENTINO, 48 ORE DOPO: RIFLESSIONI (SEMISERIE)

È una specie di delirio collettivo.

Arrivati nei pressi di San Valentino, tutti, e dico tutti, proviamo ad ingegnarci per provare a costruire una serata epica con e per la nostra lei.
Roba da poter raccontare ai nipoti anni dopo.
E agli amici al bar, la mattina seguente.

Perché l’obiettivo di tutti, nascosto tra le righe di un romanticismo tanto abbozzato quanto maldestro, è quello di andare a dama.

Nella speranza, sempiternamente vana, ma noi siam gente che non impara dall’esperienza, di poter vivere, almeno una volta nella vita, una serata tipo 50 sfumature di grigio.

Tutti convinti che un mazzo di rose ed una confezione di
Baci Perugina possano far cadere reticenze e far venire meno i dinieghi riguardo il sesso sadomaso.
Oppure riguardo il sesso, punto.

Ma, seriamente, abbiamo davvero bisogno di sperimentare il sesso estremo?

Noi, che caschiamo dal letto se proviamo a levarci le mutande in modo un po’ più fantasioso del solito?

Eppure perseveriamo.
Volteggiando con il pensiero tre metri sopra le nostre fantasie pornocomiche.

Così, la sera di San Valentino, immaginiamo di rientrare in casa e di trovare le nostre lei mezze nude ed ammiccanti ad aspettarci sdraiate sul letto con corde, bende e fruste.
Dimenticando che l’unica frusta che abbiamo in casa è quella per montare la maionese e che il 14 febbraio fa freddo e le nostre dame mai nella vita abbandonerebbero quel fantastico pigiamone di pile con sopra disegnata la Mucca Wanda.

E dai su, cerchiamo di far tornare i nostri desideri a quote più normali, come cantava quello.

Non è che voglio mettere il dito nella piaga ma Cristian Grey è uno ricchissimo e fighissimo.
E si innamora di Anastasia Steele, che è ‘na mezza morta de fame, ma figa pure lei.

E nel film (nel film, signori, la capite la differenza?) le fa vedere i sorci verdi.

La frusta (co’ ‘na frusta vera), la sculaccia, la appende come nonna appendeva le lonze in cantina, la rivolta come un pedalino disparo prima di essere infilato nell‘’asciugatrice, la trita e la impasta.

Si, perché se chiama Cristian Gray, ma gli amici lo chiamano Bimby da ‘na vita.

E lei gode come Marzullo all’una meno un quarto.

Davvero, non può essere Cristian Gray la nostra stella polare, manco a San Valentino.

Perché, ragionate, ‘ste 50 sfumature de roba piacciono tanto alle donne.
Alle donne, capito?
E non vi viene il dubbio che, se piace a loro, sotto sotto c’è una fregatura?

Perché le donne, cari miei, soprattutto quelle a ‘na certa maniera, quelle perbenino, in realtà sognano un marito che le ribalti.
Ma solo se è il marito di un’altra.

Perché noi, ai loro occhi, sembriamo dei simpatici suppellettili ormai facenti parte dell’arredo di casa.
Spesso tollerati più della vetrina del salone solo perché prendiamo meno polvere.

Ma è colpa nostra.
No, davvero, non ridete.
È colpa nostra, dico sul serio.

Dai su, come pretendiamo che una donna prenda in considerazione le nostre bollenti intenzioni di una notte se per un anno intero, da dopo le nove di sera, tutte le sere, ci siamo trasformati in una sorta di figura mitologica metà uomo e metà divano?

È già signori, come possiamo pretendere di timbrare il cartellino in modo epico se ancora siamo convinti che il clitoride sia un filosofo greco contemporaneo di Empedocle?

Signori, Cristian Gray va in giro in Ferrari.
Ora, non voglio dire che per tutte le donne questo faccia la differenza.

Perché non è così.
Davvero.

Però insomma, se sei mezzo uomo e mezzo divano e poi guidi una Panda Van con l’impianto GPL lo capisci da te che qualche possibilità di meno de fa colpo ce l’hai.

Magari punta sull’amore.
Ed il mazzo di rose regalaglielo anche il 12 aprile (oppure il 7 marzo o quando te pare), falla sempre sentire importante, dalle il meglio del meglio che hai (ah no, questo già l’hanno scritto), insomma alzati da quel divano e faje du’ coccole che non aspetta altro.
Perché del Ferrari non le importa niente.

E magari prima o poi se farà pure lega’ al letto.

Claudio Quaglia

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