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Ponte Morandi: fine dell’inchiesta, fine di un’era.

Oggi si chiudono le indagini del Crollo del ponte Morandi: la sentenza spetterà ai posteri?

“Il primo elemento a cadere è lo strallo della pila 9 cioè il tirante di cemento e acciaio che reggeva la strada. Tra il cedimento iniziale e la caduta a terra dell’ultimo elemento intercorrono 14 secondi… Le due antenne precipitano per ultime”.
Si chiude oggi l’inchiesta sulla Tragedia del Ponte Morandi, avvenuta nell’ agosto 2018, dove 43 persone persero la vita .

Le perizie di Pier Giorgio Malerba, docente della Statale di Milano, e l’ingegnere Renato Buratti non lasciano spazio all’interpretazione. Immobilismo, incoscienza e negligenza, oltre alla confusione nella catena di responsabilità di Aspi, Spea, Autorità preposte alla vigilanza e al controllo, sono le parole chiave dell’accusa della procura guidata da Francesco Cozzi

A Breve si avrà il rinvio a giudizio per le persone sotto inchiesta: tutti gli ex vertici di Autostrade, dall’ad Giovanni Castellucci al numero due e tre della società, Paolo Berti e Michele Donferri Mitelli.

Con il Crollo del ponte Morandi si può ipoteticamente chiudere (o iniziare, a seconda di come si vede il bicchiere) un periodo della storia italiana. Un balzo nella Terza Repubblica, come direbbero i grillini, che ha sigillato con un cedimento funesto le inadempienze della vecchia politica.
Con la speranza che tragedia di questo genere non avvengano più.

Questa terza Repubblica vedrà un paese ligio, attento e sensibile, dove non cederanno più ponti per mancanza di manutenzione, dove le navi da crociera non si incaglieranno più per inadempienza dei comandanti, dove i grandi crack di banche e aziende varie, succedutesi per quasi vent’anni, non peseranno più sulle tasche dei cittadini.

Ma non usciamo fuori tema. Aspettiamo con ansia il processo, nella speranza che almeno in questa occasione non ci vogliano trent’anni per avere giustizia

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