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Perché il WFP ha vinto il premio Nobel. Secondo Elvira Tomassetti

Elvira Tomassetti ci racconta tutto il suo percorso nel WFP, dalla nascita di questo programma dell’ONU fino ai recenti sviluppi.

Il WFP è un programma delle nazioni unite nato agli inizi degli anni sessanta, inizialmente presso la sede della FAO a Roma. Lo scopo era quello di fornire assistenza alimentare ai paesi in via di sviluppo. Potremmo quasi paragonare il WFP alla Protezione Civile dell’ONU. Elvira Tomassetti è stata impiegata presso l’organizzazione dal ‘64 al 2000, percorrendo tutte le tappe importanti della sua formazione.

Elvira, raccontaci la tua relazione con il WFP.

A novembre del ’63 tornai dall’Inghilterra in Italia, avendo saputo che in seguito ad un accordo fra la FAO e il governo si sarebbe svolto un concorso per accedere alle “Cadette” (training course), così da assumere le 16 ragazze italiane vincenti. Io sono una delle 16 Cadette del 64. Finito il corso veniamo assunte e stazionate per una settimana presso l’ufficio personale. Ogni giorno ci venivano offerte per alzata di mano tre o quattro posizioni nei vari dipartimenti della FAO, dopo averci spiegato le funzioni da svolgere. I primi cinque giorni non alzai mai la mano. L’ultimo giorno eravamo rimaste in tre: una delle offerte era di andare a lavorare al WFP, un nuovo programma sperimentale che non aveva un termine previsto. Ci fu spiegato l’obiettivo principale: combattere la fame nei paesi in via di sviluppo, colpiti da calamità, catastrofi naturali o conflitti umani, dando così un contributo essenziale alla pace. In quel momento mi feci avanti. A novembre 64 è iniziato il mio percorso wfp, al dipartimento operativo, divisione Africa.

– A quali progetti hai collaborato?

In Egitto e in Nord Sudan il recupero dei templi della Diga di Assuan, in collaborazione con L’unescu. Il progetto veniva chiamato Foodforwork e consisteva nel barattare con gli operai ore di lavoro con razioni di cibo, per tutta la famiglia, inviati dal dipartimento. In Senegal e in Mauritania Cominciavano anche i primi tentativi di arrestare la desertificazione, tramite l’”afforestation”. In Nigeria, durante il Famine del Biafra, la sopravvivenza della popolazione fu garantita dagli aiuti alimentari, che, a causa della guerra civile, non sempre arrivavano a destinazione: fu in questo contesto che si sviluppò la logistica dell’organizzazione. Anche durante il genoicidio in Ruanda tra gli Hutu e i Tutsi il WFP era in prima linea. In seguito procedemmo con l’individuare delle “safe zone” per allestire magazzini centralizzati dove si stipavano le derrate alimentari, così da essere distribuite più agevolmente. Molteplici erano i mezzi utilizzati: le navi fino ai porti, treni, ove presenti e i trucks. Negli ultimi anni si procedette agli airlift e nelle zone inaccessibili agli airdrop.

Per quanto riguarda le calamità naturali si interveniva nelle frequenti alluvioni e nei terremoti, mentre nei casi di conflitto la UNHCR si occupava dei rifugiati e il WFP forniva gli alimenti. Essendo entrambe prestigiose organizzazioni dell’Onu, con l’accordo dei paesi interessati, si localizzava una zona dove veniva situato un campo profughi; questi ricevevano assistenza fino alla fine del conflitto, per poi ritornare nei loro territori.  

Dopo la caduta del muro di Berlino iniziò una nuova fase per l’intero pianeta. I paesi sviluppati, volendo affermare il loro Status, iniziarono a fornire aiuti tramite le proprie agenzie nazionali, facilitando un sistema migratorio che è andato mano mano aumentando, fino ad arrivare alla difficile situazione che si è creata negli ultimi anni sulle coste del mediterraneo .

-Quindi la credibilità del WFP è stata messa in discussione?

Questo diverso sistema di aiuti ha mischiato i ruoli, mentre durante tutto il periodo della pandemia il WFP è stato il solo a continuare ad operare regolarmente e con efficienza, continuando a fornire gli aiuti alimentari senza sospendere nessuna operazione. Ed è per questo che gli è stato attribuito il nobel.

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