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PATRIA O MUERTE

Era IL 17 aprile 1961.
Sessant’anni fa.
Oggi.
L’America del democratico Kennedy invade Cuba.

L’America “di sinistra” o, almeno, quella più a sinistra possibile, fa quello che le riesce meglio.
Esattamente come avrebbe fatto, nelle stesse circostanze e con le stesse modalità, l’America di destra.
Imperialismo.
Destabilizzazione.
Stupro della sovranità.

L’ operazione “Baia dei porci”.
L’evento che aveva l’ambizione di cambiare la storia e che, in un certo senso, la storia la cambiò davvero, venne scritto e raccontato con questo nome.
Profetico per certi versi.
Sessant’anni fa.
Oggi.

I fatti?
Basta raccontarli.
Basta raccontare la verità.

Basta raccontare che oltre duemila mercenari addestrati dalla Cia, sei navi e diversi aerei tra cui i B26, provarono a prendere a spallate il socialismo.
E che l’aviazione cubana, quel giorno, sessant’anni fa, resistette e vinse contro la volgarità e la prepotenza del capitale in armi.
Così come successe in Vietnam qualche anno dopo, anche a Cuba il capitalismo predatorio venne calpestato, sconfitto, umiliato.
In altre parole, venne issata la bandiera della giustizia in una parte di mondo.
Politicamente.
Ed in tutto il mondo.
Filosoficamente.

Questo è stato.
Questo potrà essere ancora.

Perché Cuba, ancora oggi, resiste.
Per questo Cuba esiste.

Claudio Quaglia

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