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PATRIA E SOCIALISMO. L’ULTIMA LETTERA DI ERNST THALMANN.

Correva l’anno -Pillole di storia degli eroi del socialismo-

18 AGOSTO 1944.

Nel lager di Buchenwald muore Ernst Thalmann, patriota, intellettuale e segretario generale del KPD (il partito comunista tedesco).

“Il mio popolo, a cui appartengo e che amo, è il popolo tedesco e la mia nazione, che adoro con grande orgoglio, è la nazione tedesca.
Una nazione cavalleresca, orgogliosa e dura.
Sono sangue del sangue e carne della carne degli operai tedeschi e, come loro figlio rivoluzionario, in seguito sono diventato il loro leader rivoluzionario. […]
Fedele e fermo, forte nel carattere e deciso nell’azione, così ho cercato di adempiere alla nostra grande missione storica: portare il socialismo alla vittoria finale.”

Queste parole, scritte poco prima di morire, sono parte di una lettera con la quale Thalmann risponde ad un giovane compagno di prigionia.

Lettera nella quale emerge, oltre lo spessore umano e la dignità intellettuale di un uomo incapace di piegarsi sotto i colpi della barbarie, un orgoglio patriottico coerente con il proprio percorso e anche una chiara tensione ideale e militante tesa alla realizzazione del sogno socialista.

Ad una lettura superficiale, potrebbe apparire intellettualmente incoerente, quasi fosse una sorta di ossimoro filosofico, il fatto che il principale esponente comunista tedesco, prigioniero in un lager nazista, scriva parole d’amore per la propria patria.

Patria, la sua, in nome della quale, in quegli anni bui, veniva costruita una delirante narrazione sul culto della razza.

Eppure, proprio in un tale contesto, dopo aver subito undici anni di isolamento, violenze e torture da parte del mostro nazista, Thälmann non presta il fianco alla deriva nichilista della sua nazione e rifiuta di consegnare agli sgherri di Hitler la rappresentanza del popolo tedesco.

A ben vedere, il patriottismo che incendia l’anima di Thalmann nasce da una coerente contrapposizione alla vulgata di regime.

Perché, mentre le retorica nazista agitava i vessilli nazionali con l’idea di sottomettere, annichilire e, in alcuni casi, spazzare via altri popoli a beneficio del grande capitale tedesco e di una declinazione psicotica della cultura pangermanica, il Nostro teorizzava il bisogno di contrapporre alla narrativa del terrore imperante l’idea di una Patria Socialista capace di interpretare le istanze sociali e le virtù politiche dei lavoratori e delle classi popolari.

Un uomo come pochi, Ernst Thalmann.
Un socialista ed un patriota vero.
Un riferimento che dovrebbe essere ripreso, oggi, per arginare, quantomeno intellettualmente, la deriva liberal delle organizzazioni che, per storia e tradizione, dovrebbero farsi carico delle rivendicazioni del mondo del lavoro.

Claudio Quaglia

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