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… e l’Italia che perde

Riprendiamo da un articolo che abbiamo pubblicato qualche giorno fa e che riguardava l’arresto di 334 persone in una maxi operazione contro la ‘Ndrangheta; a qualche giorno di distanza tutte le impressioni positive emanate da quella vicenda si sono capovolte.

Il protagonista delle indagini, il procuratore Nicola Gratteri, si è lamentato nei giorni seguenti l’operazione della “distrazione” dei quotidiani e degli organi di stampa di cui solo alcuni hanno fatto i meritevoli titoli.

Ad aumentare il rammarico, per non dire altro, c’è stato l’attacco nei confronti di Gratteri del procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini, il quale ha accusato il collega di non aver coordinato con gli altri uffici l’operazione, definita addirittura evanescente.

Altre accuse sono arrivate da personaggi politici per i quali il blitz sarebbe stato uno show; fortunatamente almeno l’Associazione nazionale magistrati si schiera a favore dell’operazione dichiarando che ogni esternazione “che si risolva in una critica dei provvedimenti giudiziari, non argomentata e non fondata sulla conoscenza degli atti, rappresenta una lesione delle prerogative dell’autorità giudiziaria, una delegittimazione del suo operato, e può, nel caso di specie, implicare, in ragione del ruolo ricoperto da chi l’ha resa, un’inaccettabile forma di condizionamento dell’autonomia e indipendenza dei titolari delle indagini e incidere sulla serenità dei magistrati chiamati ad occuparsi dei relativi accertamenti nelle diverse fasi processuali”.

Una parte dell’Italia ancora vince, ma tanta, troppa Italia stavolta ha perso di nuovo.