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Dubbi e certezze sulla Plasmaferesi anti covid

Il plasma è la componente liquida del sangue, e’ un liquido in cui sono sospese le cellule sanguigne che vengono trasportate in tutto il corpo: globuli rossi che portano l’ossigeno, globuli bianchi che combattono le malattie e aiutano ferite e lesioni a guarire e piastrine che hanno un ruolo fondamentale nella coagulazione del sangue.

Il plasma inoltre trasporta anticorpi,per questo motivo il plasma fornito dai pazienti convalescenti di COVID-19 può fornire sollievo terapeutico.

Precedenti risultati in varie malattie respiratorie virali, inclusa la polmonite correlata alla SARS, suggeriscono che il plasma dei pazienti convalescenti può ridurre la mortalità, sebbene manchino ancora prove formali di efficacia.

Tali sperimentazioni, come quella in atto a Mantova, prevedono la presenza di un gruppo di controllo (un insieme di pazienti con determinate careatteristiche lo fa, un altro con le stesse caratteristiche, no)

Un’attenta valutazione clinica dovrebbe consentire di stabilire rapidamente se tale immunoterapia passiva, somministrata nelle prime fasi della malattia in pazienti ad alto rischio di evoluzione deleteria, possa ridurre la frequenza del deterioramento del paziente e quindi la mortalità COVID-19.

Identificare, raccogliere, qualificare e preparare il plasma di pazienti convalescenti con titoli anticorpali Ab adeguati per neutralizzare la SARS-CoV-2 in un contesto di crisi acuta e’ molto difficile

Tra le problematiche esistenti risulta particolarmente controversa la seguente. Quando prelevare il plasma ai pazienti donatori?

Troppo presto potrebbe nuocere alla guarigione del donatore stesso, rendendolo nuovamente suscettibile a contrarre la malattia, troppo tardi il donatore non presenterebbe carica antivirale sufficiente

Studi clinici consigliano la raccolta del plasma non prima di 14-28 giorni dopo la risoluzione dei sintomi. Nella maggior parte dei paesi, i criteri di ammissibilità richiedono un tale ritardo tra la cessazione della malattia COVID-19 e la donazione di sangue per garantire l’assenza di contagiosità.

Qual’e’ il timing migliore in cui infondere il plasma del donatore?

La maggior parte dei pochi studi presenti stabiliscono che il momento migliore sia a 5 giorni dalla comparsa dei sintomi. Anche questo rappresenta un punto cruciale nella gestione di questa terapia.

Sarà necessario un attento monitoraggio dei pazienti trattati con il cosiddetto plasma convalescente per verificare la presenza di effetti collaterali non intenzionali, in particolare l’evidenza di riacutizzazioni infiammatorie.

Inoltre non è ancora chiaro se il “donatore” potrebbe avere delle ricadute dopo aver subito il prelievo : la quantità prevista è una sacca per ogni due pazienti covid.

È un sollievo per tutti sapere che finalmente qualcosa sta funzionando, ma bisogna essere cauti e prendere le dovute precauzioni, ci sono tanti rischi a cui si va incontro.