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Non tutti meritano i figli che hanno.

Diciamolo chiaro e tondo: partorire non rende una donna “madre” così come, condividere la quotidianità con un figlio, non rende un uomo un vero “padre”.

All’arrivo di un figlio, la stragrande maggioranza delle persone parla di cambio nella scala delle priorità e di amore troppo grande per essere declinato a parole; si ha un nuovo fulcro nella vita e ci si barcamena nel tentativo continuo di garantirgli l’esistenza migliore possibile.

È un sentimento viscerale, quello che provoca l’arrivo di un figlio. O che almeno dovrebbe provocare.

Eppure esistono famiglie che non meritano questa esperienza, non la meritano davvero: ci sono ragazzi e adulti che ancora oggi combattono con le fragilità emotive causate dalla tormentata infanzia vissuta e dalle mancanze patite nei nuclei familiari in cui hanno avuto la sfortuna di crescere.

Scrolliamoci di dosso, quindi, l’idea per cui “la mamma è sempre la mamma” e “a papà dobbiamo portare rispetto“: esistono genitori che questo rispetto non lo meritano proprio, così come non meritano i figli che hanno messo al mondo.

Perché se è vero che nessuno ha un manuale per essere un bravo genitore, sarebbe ridicolo cercare la benché minima giustificazione per le crudeltà che, alcuni figli, sono costretti a subire.

Esistono persone che farebbero salti mortali per avere un bambino, ma sanno che non accadrà mai.

Ci sono genitori separati che darebbero qualsiasi cosa per passare più tempo con i propri figli, ma sanno che gli equilibri sono irrimediabilmente cambiati.

Esistono anche quelli che i figli non ce l’hanno più, ma sanno che purtroppo non si può tornare indietro.

Infine ci sono loro, i genitori di Malika, 22 anni, che una figlia proprio non se la meritano. L’hanno cacciata di casa perché ha confessato di essere lesbica e di essersi fidanzata con una ragazza.

“Ha confessato”, come se si trattasse di una colpa, di un reato.

La immaginiamo lì, mentre consegna la sua verità ad una lettera da dare ai genitori, speranzosa forse che le pagine scritte rendano meno difficile il confronto; invece è stata prima insultata e poi cacciata di casa.

“Fai schifo” “sei un tumore”. Parole della madre. Nessuno, neanche il fratello, è dalla sua parte.

È stata messa alla porta senza soldi e senza vestiti per cambiarsi, solo per aver osato essere se stessa. Questa ragazza in qualche modo se la caverà nella vita, speriamo, ma dovrà trovare gli strumenti per capire ed accettare l’inaccettabile: essere nata in una famiglia sbagliata.

Perché non esistono ragioni sufficientemente valide per giustificare questa mancanza d’amore, neanche i termini “bigottismo” e “intransigenza” sono ampi abbastanza per abbracciare una famiglia così profondamente inadatta.

A Malika va tutto il nostro affetto e la nostra stima.

Per la sua famiglia neanche il biasimo più grande sarà mai abbastanza per fare capire che, in tutta questa storia, gli unici sbagliati sono proprio loro.

One Comment

  1. Romolo Romolo 11 Aprile 2021

    Perfetto! Brava! Ha detto tutto e chiaramente. 👍

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