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NOBILI O PLEBEI: DAVANTI ALLA MORTE SIAMO TUTTI UGUALI

Chi di noi non conosce la celeberrima poesia di Totò, intitolata “A livella”? Il testo del grande attore napoletano, principe della risata, trae sicuramente ispirazione da un’opera di Giuseppe Parini, intitolata “Dialogo sopra la nobiltà”, che non tutti conoscono.

Giuseppe Parini, grande intellettuale del ‘700, è uno dei massimi esponenti dell’Illuminismo italiano: fra le varie opere che ha scritto, vi è anche un breve testo, in forma dialogica, estremamente originale ed interessante, dal titolo “Dialogo sopra la nobiltà”. In quest’opera lo scrittore lombardo immagina una situazione improbabile, ma molto efficace ai fini della denuncia nei confronti della nobiltà, classe sociale oziosa ed improduttiva: la scena si svolge, infatti, in un cimitero, dove due cadaveri, sepolti vicini, cominciano a dialogare. Uno dei due è il cadavere di un nobile borioso e vanaglorioso, l’altro è quello di un umile plebeo, che nella propria esistenza, benchè misera, si è votato all’arte della scrittura. Il nobile, tronfio e tracotante, nonostante sia ormai ridotto a cadavere, continua a mostrarsi superbo e spocchioso nei confronti del poeta plebeo, autocelebrandosi per il proprio lignaggio. L’umile poeta, dal canto suo, non può fare altro che fargli notare che tutta la sua arroganza, ormai, non ha più alcuna ragion d’essere, dal momento che la morte è giunta ad appianare ogni differenza sociale tra i due.

Parini, in quest’opera, non ce l’ha con l’aristocrazia tout court, ma con quella oziosa del suo tempo, che trascorre le giornate in attività futili, in riti esteriori e vani. La nobiltà, secondo il poeta brianzolo, nel Medioevo o nel Rinascimento, aveva un suo senso, un suo significato, perché costituiva una guida per il popolo. Nel Settecento, invece, tutto questo non accade più: i nobili trascorrono le loro giornate chiusi nei loro palazzi, spendendo il proprio tempo in attività frivole, dilettandosi in conversazioni vacue: il nome dell’ultima amante, l’imponenza della nuova parrucca, la grazia dell’ultimo paio di scarpe, la qualità della cipria, ed altre amenità del genere. D’altronde si tratta di una classe sociale che, insieme al clero, ha attirato su di sé gli strali più pungenti da parte degli intellettuali illuministi, soprattutto quelli francesi, che saranno poi gli artefici della Rivoluzione francese.

“Benché l’umana superbia sia discesa fino ne’ sepolcri, d’oro e di velluto coperta, unta di preziosi aromi e di balsami, seco recando la distinzione de’ luoghi perfino tra’ cadaveri, pure un tratto, non so per quale accidente, s’abbatterono nella medesima sepoltura un Nobile ed un Poeta: e tennero questo ragionamento… “

Mara Alei

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