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Monterano, ai confini della Città metropolitana

La nostra regione lascia davvero a desiderare, su questo non ci sono dubbi: è sporca, priva di manutenzione, è come se vivesse constantemente all’ombra della capitale. Ma ci sono dei luoghi nascosti che vale davvero la pena di visitare: ebbene sì anche la campagna laziale offre dei scorci mozzafiato. Uno di questi è l’antica Monterano, situata a 378 metri sul livello del mare sulle propaggini occidentali del gruppo vulcanico dei Monti Sabatini. La sua storia non differisce granché da tutti i borghi laziali: prima abitato etrusco, venne insediato dai romani, a cui si deve il grande acquedotto che ci accoglie nella città abbandonata, poi depredato durante il periodo delle invasioni barbariche. L’epoca d’oro di questo comune comunque si ebbe a metà del 1600, con il papato di Clemente X Altieri, che aveva acquistato il feudo dagli Orsini. La progettazione della Chiesa del Bonaventura (dove ci aspetta, sotto l’albero di fico, il famoso Don Bastiano del “Marchese del Grillo”) del convento, con fontana ottagonale e del palazzo baronale fu affidata a Gian Lorenzo Bernini, che inoltre realizzò la fontana “capricciosissima”: costruita alla base della scoscesa parete di sostegno , ben si incastonava sullo sfondo naturale formato dalle stesse fondamenta del palazzo. In cima vi pose una statua di leone, da dove zampillava l’acqua.

Infine L’antica Monterano soccombette durante le incursioni dell’esercito napoleonico, che incendiarono tutto il borgo, senza demolirne le strutture.

Tutto questo è ancora visitabile a costo zero, semplicemente seguendo le indicazioni dalla nuova Canale Monterano, parcheggiando la macchina e inoltrandosi a piedi verso questa suggestiva riserva, dove sembra davvero di tornare indietro nel tempo.

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