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LETTURE D’ESTATE.
ANTONIO TABUCCHI: SOSTIENE PEREIRA

Eccoci arrivati all’ultimo appuntamento con la nostra rubrica “Letture d’estate“.
Dunque, giunti a questo punto, ci sembra giusto chiudere in bellezza questa esperienza, suggerendovi la lettura di uno dei capolavori della letteratura italiana contemporanea, un libro che, proprio per il calibro dei temi e dei valori di cui si fa portatore, ormai può essere definito a buona ragione come un classico: “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi.


Pubblicato da Feltrinelli nel 1994, questo romanzo riscosse subito un notevole successo di pubblico e di critica, vincendo il Premio Campiello e il Premio Viareggio Repaci nello stesso anno della pubblicazione e ottenendo molti riconoscimenti anche a livello internazionale (è stato tradotto in sedici lingue). Il suo autore, Antonio Tabucchi, è stato un grande conoscitore del Portogallo e della sua cultura e un profondo amante di Lisbona, città in cui il romanzo è ambientato. Tabucchi (Pisa 1943 – Lisbona 2012) venne folgorato in giovane età dalla passione per la cultura portoghese ed in particolare per l’opera del poeta Fernando Pessoa. Da subito il Portogallo divenne la sua patria di elezione, perché, anche se lavorava in Italia come docente universitario di letteratura portoghese, trascorse sempre molto tempo a Lisbona, dove vive la sua famiglia e dove morirà (è sepolto nel cimitero monumentale Dos Prazeres della capitale lusitana).


La vicenda raccontata nel romanzo è ambientata a Lisbona nel 1938 e vede come protagonista un anziano redattore del giornale “Lisboa”, il dott. Pereira, che nello specifico si occupa delle pagine culturali, soprattutto di letteratura francese. Si tratta di un povero diavolo, dal tenore di vita molto modesto e dalle condizioni di salute non ottimali, che conduce la sua esistenza nell’ombra, che non si riconosce particolari talenti e che ama il quieto vivere, perennemente accompagnato dal ricordo della moglie morta, con il cui ritratto intrattiene lunghe conversazioni. All’improvviso, in seguito alla conoscenza di un giovane collaboratore, Francesco Monteiro Rossi, e della sua fidanzata Marta, entrambi caratterizzati da idee rivoluzionarie, nella routine quotidiana del dott. Pereira fa irruzione la Storia, con le sue infamie e con i suoi orrori. Ad un certo punto si consuma il dramma: il giovane collaboratore viene ucciso e l’anziano protagonista si vedrà costretto a mettere da parte le sue paure e a fare finalmente una scelta di coraggio, la scelta giusta: denunciare il crimine di cui il regime si è macchiato.


Nel 1995, da questo capolavoro letterario è stato tratto un film, anch’esso molto bello, firmato da Roberto Faenza, in cui il dott. Pereira ha le sembianze del grande Marcello Mastroianni, particolarmente emozionante nella sua ultima magistrale interpretazione, il quale si muove per le vie di Lisbona accompagnato dalle note suggestive della colonna sonora composta da un altro mostro sacro della nostra cultura, Ennio Morricone, e cantate dalla voce melodiosa di Dulce Pontes.


La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità” (Sostiene Pereira).

Mara Alei

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