Press "Enter" to skip to content

Leonarda Cianciulli, un secolo dopo.

Come la storia ci ha consegnato la prima serial killer italiana. Forse l’abbiamo addirittura perdonata.



Bambini fate i bravi, altrimenti Leonarda vi rapisce e vi trasforma in saponette. Lo avete mai sentito dai vostri genitori? Forse no, ma i nostri nonni ( più probabilmente bis bis nonni) sicuramente tremavano al solo sentir pronunciare quel nome.

La signora Leonarda Cianciulli è stata una serial killer italiana nota più per la singolarità dei propri crimini che per il numero delle vittime. Leonarda nasce a Montella, in Campania, nel 1894: già avvezza al crimine, all’età di 18 anni fu condannata per furto e truffa nei confronti di vecchi e contadini. A 23 anni sposa Raffaele Pansardi, un impiegato del catasto, con il quale scappa dal giudizio del paese nel 1930, inseguiti entrambi dalla malafama della donna, si rifugiarono a Correggio dove la donna fu invece benvoluta da tutti e cominciò una fiorente attività di commercio di abiti e mobili.

Ovviamente la famiglia non glielo perdonò : la madre, che l’avrebbe voluta in sposa ad un cugino, la maledì in punto di morte, augurandole sofferenze e morte dei suoi stessi figli. Anche una zingara le predisse che avrebbe avuto solo figli che sarebbero morti. Per maledizioni o premonizioni, i bambini che morirono alla Cianciulli furono ben 13, 10 nella culla e 3 per aborto spontaneo.

Si rivolse quindi ad una “strega” locale, e dopo l’intervento magico la donna riuscì finalmente ad avere ben 4 figli, di cui una femmina. Leonarda ovviamente si prodiga in tutti i modi per proteggere i figli, quasi considerati dei “sopravvissuti” alla maledizione della madre.

Ed è qui che la mente della Cianciulli comincia a vacillare, propendendo per il diabolico : proprio per difendere i propri figli Leonarda si convinse che il suo intervento sia inevitabile per impedire la chiamata al fronte del più grande, Giuseppe, e che i sacrifici umani siano l’unica soluzione. Questo suggerimento lo diede, secondo l’assassina, la madre stessa, apparsale in sogno a richiederle sangue “fresco”.

Tra il 1938 e il 1941 compie tre omicidi su tre donne che ospitava spesso in casa e alle quali aveva promesso diversi vantaggi economici. Le vittime erano persone sole, senza particolari averi, tutte con la voglia di cominciare un’altra vita.

Le donne si recarono in momenti diversi a casa della Cianciulli e questa le uccise, a colpi d’ascia, per poi conservarne il sangue e trasformare il corpo in sapone grazie alla soda caustica.

Il sangue fu usato per confezionare pasticcini che Leonarda fece mangiare ai figli e alle amiche in visita: anche le saponette vennero date in omaggio alle persone che la donna frequentava abitualmente.

Nel 1946 la donna fu incastrata e sottoposta a processo: fu condannata a 30 anni di carcere di cui 3 in istituto psichiatrico. La Cianciulli venne riconosciuta colpevole e condannata a 30 anni di reclusione e 3 di manicomio giudiziario. In carcere ricamò, scrisse e cucinò biscotti che nessuno aveva voglia di assaggiare… Morì nel 1970 e fu tumulata in una fossa comune a Pozzuoli e mai nessuno ne reclamò le spoglie o la fece seppellire in una tomba più decente.

Quasi tutto quello che si sa sulla Cianciulli è estratto dal suo memoriale, intitolato “Confessioni di un’anima amareggiata”, sulla cui autenticità sono stati sollevati numerosi dubbi. Molti sostengono che sia in realtà opera degli avvocati che la difesero al processo e puntavano ad alleggerire la posizione dell’imputata, la quale aveva studiato solo fino alla terza elementare e dunque difficilmente poteva essere in grado di scrivere un memoriale di oltre settecento pagine.

Ma è grazie a quel libro che la storia ha avuto compassione per lei e che le sono state dedicate opere teatrali e lotte femministe.

Chi non compatirebbe una vecchietta in carcere che fa pastìccini e scrive lettere con una calligrafia da terza elementare?

Be First to Comment

    Commenta l'articolo: