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Le città nascoste. La realtà sommersa dell’ex Unione Sovietica

Si chiamano ZATO che significa “formazioni amministrativo-territoriali chiuse” e si trovano nel territorio dell’ex Unione Sovietica; sono delle città nascoste che non comparivano neanche sulle mappe fino a pochi anni fa.

Gli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale hanno testimoniato un pullulare nascosto di città di questo tipo, spuntate in luoghi remoti, costruite in pochi mesi.

Oggi il governo russo ha riconosciuto la presenza di 44 ZATO, popolate da circa un milione e mezzo di abitanti, ma si pensa che ne esistano un’altra quindicina che sono ancora tenute segrete.

In generale, si tratta di località costruite ad hoc, spesso da zero, per servire impianti strategici dal punto di vista militare, industriale o scientifico, oppure di città situate in aree di confine che vengono tenute chiuse per motivi di sicurezza.

Un esempio di città chiusa è Novouralsk situata nella parte centrale degli Urali; inizialmente, il suo nome ufficiale era Sverdlovsk-44, ovvero il nome della città più vicina, in questo caso Sverdlovsk, seguito dalla parte finale del codice postale.

Ha circa 95.000 abitanti e vanta cinque biblioteche, due cinema, un museo storico dell’area, un parco divertimenti, un teatro dell’operetta molto rinomato nella regione e il teatro delle marionette che l’anno scorso ha festeggiato i sessant’anni. Anche nello sport Novouralsk non se la cava male, con un campo da hockey indoor (convertibile in un’area concerti), stazioni sciistiche, piscine e via discorrendo.

Tutto questo può essere goduto solo dai suoi abitanti perché i  non residenti non possono accedere alle città chiuse, se non per particolari motivi.

Il concetto di difficoltà economiche e materiali è abbastanza estraneo alle città chiuse: per gli abitanti vivere in una città che è sinonimo di sicurezza, protezione ed esclusività, costruita su un modello sovietico che cerca di organizzare la società secondo un alto livello di “purezza”, costituisce una garanzia di vivibilità. In questo contesto, il muro di cemento sovrastato dal filo spinato e presidiato da guardie armate non è visto come una limitazione alla libertà o ai diritti, ma come un elemento di protezione.

Potrebbero sembrare luoghi incantati ma nascondono segreti tenuti volutamente nascosti negli anni; nei periodi in cui gli esperimenti nucleari erano al top, non solo la libertà di movimento era limitata, ma era fatto divieto in modo più assoluto ai cittadini di menzionare da dove venivano.

Con il segreto totale sulle attività di una città chiusa, venivano anche insabbiati i problemi di salute e i decessi causati da incidenti militari e nucleari; si stima che dalla sua apertura in un solo impianto siano avvenuti circa 170 incidenti ed episodi di contaminazione, alcuni dei quali non sono mai stati confermati dalle autorità sovietiche e russe.

E gli abitanti non possono neanche essere risarciti per eventuali conseguenze; infatti i residenti delle città chiuse nati prima del 1994 si trovano in una sorta di limbo legale, poiché dagli archivi non risultano nati nella loro regione. Diventa dunque complicato dimostrare la propria relazione con eventuali contaminazioni radioattive avvenute in passato nell’area.

Nonostante questo, gli abitanti considerano l’appartenenza a una città chiusa come un forte motivo di orgoglio nazionale; si sentono fieri della fiducia che il governo ripone in loro e accettano gli effetti collaterali come parte di questo privilegio e questo aspetto è stato confermato da alcuni sondaggi fatti dal governo e ai quali i residenti hanno risposto di voler mantenere le città chiuse.

Sulla veridicità dei risultati di tali sondaggi naturalmente ognuno è libero di dubitare.

Billy Castle

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