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La vera Storia della Cantina Sociale Feronia .

Non c’è modo migliore di salutare una grande struttura se non rendendogli giustizia

Come dire addio alla Gloriosa storia della Bianco Feronia e di tutta la Cantina Sociale? Non si può in verità. Perché, è inutile negarlo, se il nostro nome ha riecheggiato in Italia, non è stato solo per il nostro patrimonio Falisco Capenate. Grazie alla cantina sociale il nostro territorio è stato valorizzato, esaltato e riconosciuto.

In Italia, la fondazione della prima cantina sociale risale al 1891 con la nascita della Cantina sociale intercomunale di Oleggio in Provincia di Novara. Da quel momento tutti i piccoli viticoltori hanno trovato un modo per produrre il vino senza rischiare di sperperare inutilmente la loro uva: tramite una quota associativa gli agricoltori del territorio riversavano le loro uve nei grandi vasconi delle cantine, per produrre un vino di indicazione geografica tipica. E venivano pagati a seconda del quantitativo e della qualità. Una delle clausole era ovviamente il conferimento totale delle uve da parte dei soci, evitando il rischio di vinificare in proprio le uve migliori oppure venderle a vinificatori terzi nel caso che questi offrano loro un prezzo più alto.

Prima dell’introduzione delle Cantina Sociale a Capena i contadini erano soggetti a vendere al prezzo che gli veniva imposto dai “ vinaroli” romani ( i famosi Osti) , che trattavano sempre a ribasso.

Invece nelle Cantine Sociali la procedura era standard: il contadino veniva pagato tenendo conto di tutte le spese ed i costi che doveva affrontare.

La cantina Sociale Feronia aprì i battenti nel 1964, sotto la presidenza di Pietro Zaccardini e sotto la direzione di Franco Bellezza. Nel 1974 il direttore divenne Palmiro di Gianmichele, che rimase fino al 1994. Fu questo il periodo d’oro del Bianco Feronia, quando la cantina accoglieva i Marchesi Antinori (quelli del Chianti Classico) e altri illustri viticoltori. Tutti gli anni lo stand del Bianco Capena veniva allestito al VinItaly, accolto come un vino d’eccellenza.

Il Bianco Capena “Vino secco dal colore paglierino più o meno intenso, odore leggermente aromatico, fine, caratteristico dal sapore asciutto e gradevole, composto da 55% Vitigni Malvasia di Candia, del Lazio e Toscana, 25% Vitigni Trebbiano Giallo e Toscano, 20% Vitigni Bellone e Bombino Bianco, gradazione 11,5% Vol. “

Che cosa successe in seguito? Già dagli anni novanta i nostri terreni di svuotavano dalle vigne: l’Europa affermava che in Italia c’era una sovrapproduzione di vino non pregiato rispetto alle quote europee. E molti dei nostri contadini, oramai anziani, ricevettero venti milioni delle vecchie lire per ettaro per estirpare le viti . L’età dei nostri viticoltori avanzava e le nuove generazioni non sembravano interessate a continuare questo tipo di coltivazione.

Così la Cantina sociale si ritrovava ogni anno più povera di materia prima: ma la direzione non voleva che finisse così.

Nel 1991 la Cantina Sociale in collaborazione con l’università Agraria e la Regione Lazio aveva presentato un progetto per la valorizzazione agricola del Territorio appartenente all’Ente. Un progetto pianificato nei minimi particolari, che probabilmente prevedeva un ampliamento degli ambiti agricoli, affiancando alla produzione di uva quella dell’olio ,quella zootecnia e ortofrutticola. Ma l’allora amministrazione comunale non approvó il progetto: la povera Cantina in via di decadenza fu lasciata al suo destino. Un ultimo tentativo di recupero si ebbe all’inizio del 2000 , quando allo stremo dell’attività, con le maestranze in sciopero, fu chiesta la collaborazione di una consulente esterna, Elvira Tomassetti. Dopo aver liquidato tutti i creditori e gli operai, riaffermò la necessità di diversificazione della Cantina o la chiusura fallimentare.

Anche in questo caso l’amministrazione comunale, al tempo capitanata dal sindaco Riccardo Benigni, non prese in considerazione la proposta.

Speriamo che quest’articolo, presentando i fatti una volta per tutte, metta a tacere tutte le voci di corridoio che per troppo tempo hanno infangato il buon nome del Bianco Feronia.

One Comment

  1. Luca benigni Luca benigni 13 Aprile 2021

    Bene però la ca Tina nacque in quell’anno ma su iniziativa della dc di Paolo alei allora sindaco potentissimo. Bellezza era un tecnico di valore e fu nominato direttore. Pietro zaccardini comunista fu eletto all’inizio degli anni 70. E quei contadini scelsero un loro figlio come direttore, Palmiro e direttore delle vendite Saverio scriponi socialista. Questi due fecero la fortuna della cantina di Capena che negli anni successivi acquisì il frantoio e la cantina sociale di Montopoli. Questo fece ricca Capena.

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