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LA MEMORIA un valore aggiunto sempre.

Il Ricordo di Ida una deliziosa signora di Fiano Romano

L’armata russa apre i cancelli di Aushwitz, all’interno ci sono oltre settemila persone, i tedeschi non hanno fatto in tempo a cancellare tutte le tracce degli orrori commessi e la scena è di gran lunga peggiore di quella che qualsiasi essere umano può aspettarsi.
Vasily Gromadsky, un ufficiale russo che allora comandava la 100° divisione di fanteria nel 1° fronte ucraino ricorda: “Loro hanno cominciato a correre verso di noi, in una grande folla, piangevano, ci abbracciavano e ci baciavano, ho sentito un rimorso a nome dell’umanità”.
«Ciò che abbiamo visto non si può immaginare nemmeno in un incubo: migliaia di scheletri viventi che non avevano nemmeno la forza di tenere in mano un cucchiaio. Allungavamo delle scodelle di zuppa e loro mangiavano immergendoci le dita dentro e succhiandosele». Il carrista Avkhad Gilmanov fu tra i primi a varcare il cancello: «Fantasmi che non si tenevano in piedi mi strappavano il pane di mano. Piangevano e mi abbracciavano».

Eva Mozes Kor, 10 anni, sopravvissuta di Auschwitz. “Siamo corsi da loro e ci hanno dato abbracci, biscotti e cioccolata. Essendo così soli un abbraccio significava più di quanto chiunque potesse immaginare. Non eravamo solo affamati di cibo, ma eravamo affamati di gentilezza umana. E l’esercito sovietico ha fornito qualcosa di questo. ”

Indubbiamente l’armata russa è apparsa agli occhi dei prigionieri come una vera e propria visione, la speranza, il ritorno alla vita dopo una dittatura violenta e malata. Ma non furono solo i Russi o gli americani a salvare tante vite, ci furono anche le donne e gli uomini tedeschi come quelli che salvarono i fratelli di Ida, oggi una signora anziana di Fiano Romano all’epoca una giovane ragazza con tre fratelli prigionieri. Proprio in questi giorni mi è capitato di sentire ai TG l’uso della parola “dittatura” da parte di alcuni politici molto vicini alla destra, parola utilizzata per definire il governo italiano, perché durante una pandemia mondiale per ovviare alle tante potenziali morti dovute al virus, protegge i suoi cittadini dando limitazioni, facendo indossare la mascherina e allora è bene affidarci a qualcuno che è senz’altro più saggio di tutti noi come la Signora Ida.

“Bisogna vivere queste momento facendo dei piccoli sacrifici, non si può uscire, non possiamo stare insieme ma possiamo sentirci, chiamarci, possiamo mangiare e guardare la tv. Non sono questi i drammi della vita, io ho vissuto la guerra vera e all’epoca non era solo fuori, io ce l’avevo pure in casa. I miei tre fratelli Gioacchino, Neno e Giuseppe erano stati fatti prigionieri ma noi in realtà non sapevamo se erano vivi o morti, il Natale non sapevamo nemmeno cosa fosse non c’era nulla da festeggiare, immaginate solo la disperazione di mia madre che non aveva nessuna notizia dei sui figli, ci vollero anni per rivederli. A salvarli furono delle famiglie e delle donne tedesche. Giuseppe lo stavano per fucilare e alcune donne lo nascosero in casa rischiando loro per prime la vita, Neno venne nascosto in una chiesa e vestito da prete e Gioacchino stette per un lungo periodo in una famiglia tedesca con la scusa che serviva un meccanico, salvandolo in questo modo dal campo di sterminio. Quando li abbiamo rivisti erano quasi irriconoscibili ma erano vivi, mia madre alla notizia corse con i piedi scalzi da Fiano Romano fino alla stazione di Passo Corese per la gioia. Oggi ogni volta che incontro uno straniero, allungo sempre una mano per aiutare perché penso sempre a quando qualcuno ha aiutato i miei fratelli”

La Signora Ida classe 1932 ( si sarebbe dovuta chiamare Aida in onore di Giuseppe Verdi, ma ci fu un errore di trascrizione all’anagrafe) indossa la mascherina senza nessun fastidio e nessun problema ma soprattutto conosce bene il sacrificio e il significato di una dittatura.

One Comment

  1. antonio antonio 27 Gennaio 2021

    Queste strazianti vicissitudini arricchiscono la memoria di quella enorme tragedia umana nei campi di sterminio.

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