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LA GUERRA NON È UN FILM. RESTIAMO GIORNALISTI

Vero, siamo ormai abituati ad un certo modo di fare giornalismo: spettacolarizzazione, allarmismo e freddo calcolo di clickbait contano più del racconto e dell’analisi.
Molti cronisti (fortunatamente non tutti), pur di arrivare per primi su una notizia, oppure per mostrarsi fedeli (quasi fino al servilismo sciocco) alla narrazione dominante, pubblicano i loro pezzi senza avere interesse alla verifica della veridicità di quanto da loro scritto.

L’altro ieri sera, a riprova di ciò, è iniziata a girare la notizia che un missile russo si sarebbe abbattuto in Polonia, al confine con l’Ucraina, facendo due morti. Come facilmente preventivabile, quindi, è cominciata la gara dei narratori della paura che, a colpi di sensazionalismo, ne hanno sparate di grosse.

Articoli sulla guerra nucleare alle porte, altri pezzi su come funziona l’art. 5 della NATO, approfondimenti prezzolati sulle eventuali ripercussioni strategiche, militari e diplomatiche e via dicendo, tutto come se si fosse ormai certi che questa circostanza avrebbe scatenato la Terza Guerra Mondiale.

Tralasciando il fatto che chiunque, anche se privo di strumenti adeguati ed alfabetizzazione geopolitica di base, si sarebbe potuto (e dovuto) domandare come i giornalisti nostrani potessero essere così certi che il missile fosse russo, appena tre minuti dopo che questo si era abbattuto in territorio polacco, l’aspetto più significativo da evidenziare riguardo la vulnerabilità logica delle prime versioni spacciate per certe è un altro, quello relativo alla ricostruzione frettolosa (oltre che parziale e partigiana) degli eventi: per quale assurda ragione, infatti, la Russia avrebbe dovuto deliberatamente colpire un Paese NATO, sapendo che ciò avrebbe potuto scatenare una risposta automatica e “obbligatoria” da parte di tutto l’occidente, giustificandone quindi l’intervento massiccio è attivo nel conflitto, peraltro a fronte di un singolo missile usato per colpire un luogo totalmente inutile sul piano militare?
Cosa avrebbe avuto Putin da guadagnarci?

La Russia, attualmente, ha una strategia chiaramente attendista, l’idea di “guerra lampo” è tramontata da tempo -anche a causa di un’ottima resistenza militare da parte dell’esercito di Kiev, ben armato ed addestrato dalla NATO, soprattutto nelle sue brigate neonaziste- e non ha nessuna intenzione, al momento, di far evolvere quella che è, per le alte gerarchie militari in stanza al Cremlino, un’operazione speciale di polizia in una vera e propria guerra.
L’idea più logica è di prender tempo, ritirarsi dai territori non strategici ed aprire ad una possibilità di risoluzione diplomatica, oppure ripristinare l’offensiva con la primavera.
In tali condizioni, l’ultima cosa che la Russia avrebbe interesse di fare è “costringere” la NATO ad entrare ufficialmente in guerra (quindi non solo rifornendo gli ucraini ma entrando materialmente nel conflitto, reimpostando sia il rapporto di forze che l’equilibrio negli armamenti).
A maggior ragione, non può mai essere razionale (ma veramente c’è chi crede alla barzelletta sui russi stupidi e sprovveduti?) offrire un casus belli all’occidente con una azione militare totalmente inutile, con un missile sparato in aperta campagna, cioè facendo una mossa che non ha alcuna conseguenza sulla capacità operativa del nemico.

Appare ovvio, quindi, che la ricostruzione dei fatti non poteva essere quella urlata dai nostri professionisti dell’informazione in queste ore e che la roba successa al confine tra Polonia ed Ucraina non è altro se non un errore tecnico della contraerea ucraina, come poi ufficializzato anche dalla NATO stessa, oltre che dagli USA e dalla Polonia.

Eppure, come detto, questa storia è stata raccontata male. Almeno all’inizio. E nonostante ci fosse una quintalata di logica a suggerire altro. Poi il tiro è stato corretto. Ma la sentenza preventiva (frettolosa, illogica e del tutto errata) resta.

Non una bella pagina di giornalismo.

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