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LA BUCA, LA STORIA E LA LUNA.

Sarebbe il caso di sollevare lo sguardo dalla buca. La buca è lì ma non può essere l’argomento del nostro vivere. Occorre liberarsi da questa ipnosi alimentata da pifferai e pifferaie in malafede.


Le buche non sono lì a caso. Alzare gli occhi. Quella sequela di piccoli e grandi crateri racconta una storia. Una storia fatta di uno sviluppo urbanistico folle, da rapina. Costruire, vendere, incassare: così è andata avanti per almeno due decenni (almeno) la storia di Capena come quella di molti centri limitrofi, da Castelnuovo di Porto a Morlupo, da Fiano a Rignano, ma anche nelle borgate romane, e in molte altre parti d’Italia. Cubature moltiplicate, servizi azzerati, strade ridotte al lumicino, nessuna illuminazione ecc. La realizzazione di tutto questo si delegava ai Comuni cioè alle casse pubbliche con la scusa degli oneri concessori, tasse che però in molti casi manco venivano pagate…
Molti dissero, che ne avremmo pagato il conto tutti, tranne chi questa storia l’ha scritta e monetizzata sul conto in banca. Ora le villette sognate sono quartieri sconnessi dal mondo, complessi isolati circondati da crateri lunari. E presentano il conto. E allora dopo giorni di pioggia, che rendono tutto più difficile, partono le denunce e lo sdegno sui social, partono le proteste. Ma se non si alza lo sguardo non si esce dalle buche di uno sviluppo distorto. Se si seguono pifferai, peraltro stonati, non si va da nessuna parte.


Le buche saranno riparate non è quello il problema. Il Comune ha speso 500mila euro dei nostri soldi per iniziare a rammendare la terra che abbiamo oltraggiato, altri ne spenderà, altri ancora arriveranno dagli enti sovraordinati. Nessuno lo ha fatto mai negli ultimi 20 anni. Nessuno aveva volto lo sguardo sulle buche che si formavano, che era scritto si formassero. Ma l’amministrazione comunale, chiunque la guidi ora e la guidi in futuro, non potrà mai fare miracoli. Ci vorranno il tempo e la pazienza uguali a quelli che mamme e nonne dedicavano ai ricami a uncinetto. Perché come è noto distruggere è immensamente più facile che edificare o riparare.
E allora – si dirà – la soluzione è tacere? Assolutamente no. Ma occorre acquisire consapevolezza, capire la terra in cui si vive e nutrire, sviluppare, una prospettiva diversa da quella che ci ha portato alle buche e ai crateri, una prospettiva di comunità, dunque da costruire insieme. Programmare è la via piuttosto che sbracciarsi per dire “prima la mia buca”. È tempo di costruttori, ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un messaggio, attenzione, rivolto a ognuno di noi, non solo alla politica o a chissà chi.
L’attuale amministrazione ha sicuramente molti limiti ma ha un pregio assoluto che segna una frattura netta con il passato, cura il bene pubblico, cura quello che lega le persone l’una all’altra, cura la comunità. È un tratto, questo, che accomuna le amministrazioni di molti dei paesi vicini: Torrita, Ponzano Romano, Nazzano, Fiano Romano, Capena, Castelnuovo di Porto, Morlupo, Riano. È una buona stagione per il nostro Comune e per quelli vicini. Stanno tutti su un confine prezioso, da presidiare e difendere.
È questa la via da seguire se non si vuole tornare indietro, se non si vuole una prospettiva di ulteriori buche e crateri sparsi a macchia di leopardo in un panorama sempre più sconsolante fatto di sfruttamento impietoso e predatorio del territorio. La terra stressata di queste colline chiede a chi amministra solo questo. Cura e rispetto del bene comune, e riqualificazione e (ri)creazione delle condizioni per uno stare insieme in modo dignitoso in un contesto che sia piacevole e accogliente per tutti o, più semplicemente, bello (“bisogna preservare la bellezza”, diceva uno che la sapeva lunghissima e che se ne è andato troppo presto, Adriano Olivetti).
Bisogna costruire. E riparare i crateri lasciati dal passato al nostro presente. Urlare e basta crea solo altre buche.

Luca Benigni

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