Press "Enter" to skip to content

IL SORPASSO

Alberto uscì di casa felice quel giorno. La concessionaria di automobili lo aveva appena avvertito che la sua nuova autovettura era pronta e che poteva andare a ritirarla quando voleva. Il ragazzo, dopo avere stipulato l’assicurazione, si recò subito all’autosalone: non vedeva l’ora di trovarsi alla guida della sua prima automobile. L’aveva comperata a rate ed era la prima cosa che possedeva. Il suo modesto lavoro gli aveva consentito di realizzare un sogno: avere un’automobile nuova e tutta sua.

E così, con una certa emozione, salì a bordo e, salutato il funzionario della concessionaria, partì, pensando di fare un bel giro, tanto per prendere un po’ di confidenza con la strumentazione a lui poco familiare. Così si avviò verso la statale X, ampia e con un fondo stradale nuovissimo, molto adatto per una corsa in velocità. Alberto dapprima guidò con un’andatura moderata, poi, a poco a poco, cominciò a premere di più sull’acceleratore, sempre di più. Voleva inserire la quinta marcia, per provarla, per vedere come l’automobile avrebbe reagito.

Ad un certo punto, dopo un lungo rettilineo, la strada curvava dolcemente e dietro questa piccola curva Alberto, improvvisamente, si trovò davanti un automobile che procedeva molto lentamente. Un’automobile in tutto uguale alla sua, sia nel tipo, sia nel colore. Il ragazzo fece una brusca frenata, si spaventò molto: per fortuna, la sua auto, nuovissima, aveva un sistema frenante perfetto! Maledì mentalmente quel lumacone di automobilista lì davanti: per poco non lo aveva tamponato!

Dopo quella curva, la strada presentava di nuovo un lungo rettilineo, che poteva consentire il sorpasso, poiché nessuno sopraggiungeva sull’altra corsia. Alberto cominciò la manovra di sorpasso, inserendo la freccia e spostandosi con calma sulla corsia opposta a quella del suo senso di marcia. Spinse il piede sull’acceleratore per poter superare l’automobilista che lo precedeva, lo affiancò, cercò di portarsi più avanti per poter rientrare nella sua corsia, ma quell’individuo sconosciuto accelerò a sua volta, impedendo ad Alberto la manovra di rientro. Il ragazzo provò di nuovo il sorpasso, accelerò, accelerò sempre di più, ma niente da fare! Anche l’altro accelerava, creando una situazione fastidiosa e di pericolo, dal momento che il rettilineo si andava riducendo sempre di più. Alberto, indispettito, suonò rabbiosamente il clacson. Provò allora un’altra manovra: cercò di rallentare e di far andare avanti il suo antagonista, rinunciando così al sorpasso. Quindi pose piede sul freno e premette con decisione, ma l’altro fece altrettanto.

Le due automobili procedevano appaiate, perfettamente parallele, fianco a fianco, uguali, identiche come due sorelle gemelle. Alberto, molto nervoso, gettò un’occhiata furiosa verso quell’automobilista pirata e… Oddio!… Poco mancò che avesse un malore! Alla guida della vettura che procedeva accanto alla sua c’era un ragazzo identico a lui, con gli stessi tratti del viso, con gli stessi capelli, con gli stessi vestiti: ma sì, era lui! Era proprio lui!

“Mio Dio!”, pensò con orrore, “Possibile?… Quello sono io!… Sono proprio io!”

Questa terribile scoperta gli procurò una profonda angoscia. Alberto dapprima sospettò un’allucinazione, un’illusione dovuta forse alla troppa felicità che gli aveva dato quella sua auto nuova. Con un brivido lungo tutto il corpo guardò di nuovo, più attentamente, all’interno di quell’automobile… Sì, quell’automobilista era lui, era proprio lui! Non potevano esserci più dubbi, ormai, anche se ciò era semplicemente assurdo.

E poi, anche l’autovettura era identica alla sua. Era come se stesse guidando con di fianco uno specchio, un lungo specchio in cui si rifletteva la sua immagine e quella della sua auto in corsa.
Il panico incominciava ad impossessarsi di lui. Come risolvere questa penosa ed incredibile situazione?

“Proviamo ad accelerare di nuovo!”, si disse.

Spinse allora l’acceleratore più che poté. La sua automobile quasi volò sull’asfalto liscio della strada. Il suo antagonista, però, era sempre là, al suo fianco, senza indietreggiare o avanzare neppure di un palmo rispetto a lui.

“Vattene via!”, urlò Alberto disperato, “Vattene via!… Lontano da me, maledetto!… Chi diavolo sei tu?… Che vuoi da me? Vattene!”

Grandi erano la rabbia e il terrore che il giovane provava per quell’inquietante immagine di sé stesso. L’altro lo guardava con un’aria ironica e sprezzante, come per deriderlo.
Tuttavia, per Alberto, la paura e l’angoscia finirono ben presto e per sempre.

Un grosso autobus arrivò all’improvviso sulla corsia dove si trovava il povero ragazzo e lo travolse. Alberto era troppo preso nella lotta contro sé stesso per accorgersi del pericolo. Così, rotolò miseramente con la sua vettura nuova nella scarpata, rimanendo ucciso sul colpo.

Il conducente dell’autobus non si dette pace per parecchio tempo. Sapeva che non era stata colpa sua. La responsabilità dell’incidente era tutta di quel povero ragazzo, che aveva invaso la sua corsia, andando contromano. Ciò che non capiva era il perché quel giovane andasse a così forte velocità e non avesse tentato neppure una frenata, oppure il rientro nella sua corsia, visto che era libera e priva di autoveicoli. Ah, questi giovani d’oggi! Valli a capire!

Be First to Comment

Commenta l'articolo:

NextDoorPost.it - Capena & Hinterland