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Il centenario del monumento ai caduti visto dal GAR

La mostra nell’aula consiliare di Capena ci racconta la nascita del nostro monumento ai caduti. Condita con sottile nostalgia e con un richiamo alla coscienza storica.

The art of every epoch was contemporary.

L’arte di ogni epoca era contemporanea.

Non è chiaro fino in fondo il senso di questa frase, il significato intrinseco. Ma la mostra organizzata dal Gar sezione Capena sul centenario del monumento ai caduti, ci fornisce parecchi spunti di riflessione. Un’ accurata ricostruzione dei fatti, un fedele spaccato del contesto storico.

Tramite i documenti, i ritagli di giornale, i bollettini, le lettere, la pubblicazione dei bandi il GAR ci restituisce quel sentimento che nel 1918 divenne il motore per la ricostruzione dell’Italia nel primo dopoguerra: l’unità attraverso il cordoglio nazionale.

Il movimento scosse tutto il paese. Ogni piccolo centro, dal nord al sud, si adoperò per erigere un monumento nella propria piazza: si costituirono comitati, si cercarono fondi, si procurarono ove possibile rimanenze di bronzo dalle artiglierie. E che fermento artistico per i progetti dei monumenti.

Il nostro in particolare, non mi tacciate di campanilismo, fu uno degli esempi di massima espressività scultorea. Dopo il bando, pubblicato su più quotidiani, fu scelto il progetto di Pietro Piraino, scultore dalle note qualità artistiche, che fu attivo in altri paesi d’Italia e in Argentina.

Il “ tipo” scultoreo era conforme al gusto dell’epoca: una figura di soldato a torso nudo che avanza ( simbolo di fierezza ed eroicità, caratteristiche ben note poi nel ventennio), stringendo a destra una bomba a mano mentre con la sinistra trascina il compagno ferito a terra verso una reale salvezza.

Mi voglio soffermare sullo slancio della curva che delinea la figura in piedi: disegna una linea di forza tendente all’infinito. È uno slancio naturale, non statico, ha una vera essenza. Forse anche memore di quell’idea futurista che interessava il nostro paese proprio in quel periodo.

Quest’anno ricorre il suo centenario. E dopo cento anni, passati tra guerre, boom economici, prime e seconde repubbliche, governi tecnici e deliri sovranisti, tornare ad ammirare le fattezze del monumento ai caduti ci restituisce quella percezione, considerata ormai quasi primordiale, di sano senso di unità nazionale.

L’arte di ogni epoca era contemporanea. Come contemporanei erano i sentimenti, i gusti, le attitudini, le prospettive.

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