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Il calcio cede alle televisioni

Il 22 agosto inizia il nuovo campionato di calcio di serie A stagione 2021-2022. Da quest’anno ci sarà una novità ovvero l’introduzione del cosiddetto calendario asimmetrico; in pratica il girone di ritorno non avrà più la stessa sequenza di incontri di quello di andata, ma la combinazione sarà casuale. Il derby della capitale, ad esempio, si giocherà alla sesta giornata di andata ed all’undicesima di ritorno;
L’ultima giornata di andata vedrà in campo Roma-Sampdoria e Venezia-Lazio, mentre nell’ultima di ritorno e quindi di tutto il campionato ci saranno Lazio-Verona e Torino-Roma. La scelta delle varie combinazioni ,sostiene la lega calcio, è “evitare che eventuali vincoli presenti all’andata, possano poi verificarsi anche al ritorno”; i cosiddetti big-match non ci saranno nei turni infrasettimanali (che hanno meno spettatori davanti la tv) e in prossimità di impegni europei.
Sicuramente un vantaggio soprattutto per le squadre impegnate in champions league, che praticamente sono quelle che avevano combinato il caos della superlega. Un caso? Chissà!!!
Ma la vera rivoluzione ci sarà dal campionato 2022-23, e sarà una rivoluzione “cromatica”.
Non sarà più possibile indossare maglie di colore verde e suoi derivati. Il motivo? Col campo dello stesso colore si creano disturbi ottici per chi vede la partita in tv. E allora che fai, non favorisci le televisioni? Chi se ne importa se alcune squadre che hanno il verde nella maglia coi colori sociali dovranno fare i salti mortali per inventarsi nuovi cromatismi, ma vuoi mettere con le esigenze televisive?
Probabilmente la decisione non è dovuta solo al campo, ma anche ai cartelloni pubblicitari ai bordi che sono sempre più “green”.
Squadre come il Sassuolo, il Venezia, l’Avellino, oltre a quelle che hanno adottato il verde per le seconde o terze maglie, saranno costrette a rinunciare per favorire tv e sponsor.
Caro vecchio calcio, sei sempre più lontano da quello che metteva davanti a tutti la passione dei tifosi. Eppure gli stadi vuoti hanno fatto capire cosa significa non avere il pubblico, ma evidentemente non è bastato.

Billy Castle

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