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FOIBE: UN DRAMMA DEL NOVECENTO


“Per troppo tempo le sofferenze patite dagli italiani giuliano-dalmati con la tragedia delle foibe e dell’esodo hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra storia”
Sergio Mattatella

10 Febbraio, Giornata del Ricordo.

Parliamo dì foibe.

Proviamo a farlo, però, in un modo un po’ diverso dal solito.

Senza la pretesa di essere esaustivi.
Provando, però, a non banalizzare.

Anche perché di articoli e saggi che vanno snocciolando numeri e modalità su questo tema, tanto tragico quanto delicato, ce ne sono migliaia.

Basta aprire internet e si può trovare un mare di letteratura “contabile” ed “ingegneristica” su quello che, invece, è stato un dramma di proporzioni enormi.
Un dramma figlio del suo tempo.
E che nel suo tempo deve essere contestualizzato.
Per essere compreso.
E “pacificato”.

Due guerre mondiali.
Pulizie etniche, campi di sterminio, totalitarismi, guerre civili, religiose, regionali.
E poi terrorismo, minacce nucleari, ingiustizia sociale dilagante.
La storia del ventesimo secolo è scritta col sangue.

Il secolo delle avanguardie artistiche e dello sviluppo tecnologico e scientifico, sembra incredibile, è il secolo in cui l’essere umano ha scientemente spento la ragione.

Le foibe, piaccia o non piaccia, sono la conseguenza inevitabile di un contesto storico-politico intossicato.
Dalla guerra, dalla violenza intestina alla narrazione propria del nazionalismo massimalista, dalle ideologie, anche nobili come il socialismo, piegate alle follie del culto della violenza, dell’integralismo etnico e razziale, dell’odio politico che acceca.

Decine di migliaia di nostri connazionali morti.
Perché italiani.
Perché sospettati di essere fascisti.
Molto spesso senza esserlo.
Massacrati dai partigiani di Tito.
In una delirante spirale di follia collettiva che con un certo modo di immaginare il mondo non c’entra un bel niente.

In una porzione d’Italia che era terra di confine, dove la guerra aveva saputo acuire la sua già più che sufficiente crudeltà, le foibe non potevano che essere l’inevitabile conseguenza dell’oblio dell’intelligenza emotiva.
In questo lembo di terra del nordest, l’odio, la violenza gratuita, le irrazionali paranoie di un’epoca incapace di provare compassione e tolleranza, hanno distribuito morte in modo sommario, sub-umano, ingiusto.

Una pagina strappata della nostra storia.
Il Presidente Mattatella le foibe le ha descritte così.
A ragione.
Una pagina di storia strappata.
Ma che finalmente è stata riscritta.
E che ora va condivisa, come memoria comune di tutto il popolo italiano.

Claudio Quaglia

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