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Dietro il bancone di un bar. Impegno e passione in un paese che prova a ripartire.

Prosegue la nostra inchiesta sulle attività commerciali del territorio, che riaprono con tanta grinta e voglia di fare bene.

Per quasi due mesi ci è mancato un rito quotidiano, imprescindibile da quello che si può definire il migliore dei risvegli: il caffè al bar. Durante le restrizioni più dure imposte dal dilagare del contagio del coronavirus, abbiamo visto abbassarsi saracinesche storiche nel paese e tra queste sarebbe impensabile non citare quella del Bar Benigni.

Da sempre fulcro del tran tran mattutino capenate, questo bar a gestione familiare ha deciso con coraggio e spirito di iniziativa di ripartire puntando sull’asporto, in pieno rispetto delle direttive previste dalle attuali norme vigenti.

Michela Benigni, che da anni porta avanti l’attività con la mamma Rita e il fratello Emilio, ci parla di questa ripartenza, in una narrazione dal sapore tenace e grintoso, con lucidità e piena consapevolezza delle sfide che la attendono.

“Ho messo un punto al mio percorso di studi per essere una commerciante e non riesco ad immaginarmi come donna che non lavora. Quando è stato fatto il decreto che imponeva le chiusure siamo stati a casa e l’abbiamo fatto nel modo più rigoroso possibile, ma appena ne abbiamo avuto la possibilità abbiamo deciso di ripartire, perchè anche se visti gli incassi neanche converrebbe, sono profondamente convinta del fatto che tornare a lavorare sia pur sempre un primo passo.

Come vi siete organizzati per garantire il distanziamento tra i clienti?

“Siamo sempre in due a lavorare, una persona al bancone e l’altra al contatto col cliente, facciamo entrare uno per volta. Avviene tutto velocemente, in ordine; conosco da una vita la mia clientela e spesso non c’è neanche bisogno che entrino per l’ordinazione. Certo è che, rispettando le norme del distanziamento, avrei trovato più ragionevole che si potesse consumare l’ordinazione all’interno del bar e non fuori, come avviene adesso con i contenitori monouso”

Dopo il primo giorno di riapertura, ci sai dire quanto è cambiato l’afflusso al bar rispetto ai tempi prima della pandemia?

“E’ cambiato molto. Nei giorni prima della chiusura già si percepiva nell’aria la paura per il contagio e inevitabilmente influiva sulla mole di lavoro, ma ora che abbiamo riaperto la sensazione è più netta. In molti credevano che la voglia di normalità avrebbe portato le persone ad uscire e frequentare subito le attività commerciali, ma io il calo del lavoro lo avverto e… seppur questo vada contro i miei interessi economici di commerciante,credo sia giusto così. Preferisco si faccia un percorso graduale e che non si rischi di fare tutto insieme per poi dover tornare indietro. Abbiamo resistito due mesi, ce la faremo anche nei prossimi.”

Come stai affrontando questa nuova sfida lavorativa?

” Sono convinta che con l’impegno e l’ingegno le soluzioni si trovano, ci si adatta ad ogni situazione. E’ questo lo spirito del commercio, chi naviga da sempre in queste acque lo sa. Per me inoltre è stimolante affrontare le sfide, anche quando so che i risultati sperati non arriveranno subito. Non cadrò mai tra le mani di speculatori che anche in questa fase provano a guadagnare proponendoti sanificazioni speciali o soluzioni rapide per la gestione del problema. Non dirò mai “non ce la posso fare”. Lo spirito di sacrificio che mi porta a non mollare mai e a trovare sempre soluzioni è l’ insegnamento che mi hanno dato i miei genitori, che a loro volta non hanno mollato mai.”

Il pagamento della TARI è stato posticipato. Da Stato e Regione sono partiti aiuti economici e prestiti a tasso zero per fronteggiare le difficoltà che i commercianti stanno incontrando. Pensi che sia sufficiente ciò che è stato fatto?

“Io penso solo che devo lavorare, che devo metterci del mio e se ci sono sacrifici da fare sono pronta a farli. Non mi aspetto aiuti perché di indole sono così. Ma sarebbe una visione miope concentrarmi su me stessa senza guardare quanto grave sia la situazione del mondo del commercio. Le partite iva sono in enorme difficoltà e invece di congelare i pagamenti sarebbe opportuno annullarli, visto che per tantissime partite iva la situazione è difficilissima a fronte incassi pari a zero.”

Cosa altro potrebbe facilitare il vostro percorso di reinserimento graduale nella catena economica del territorio?

” Sarebbe utile se il Comune potesse venirci incontro sugli orari di apertura. Adesso apriamo alle 7.30 e possiamo chiudere alle 21.30. Senza necessità di chiudere cosi tardi la sera, sarebbe però auspicabile poter aprire alle 6, considerato che quella mattutina è una fascia oraria che ci permette di lavorare di più”

Cosa ti aspetti in questo periodo di transizione verso la normalità?

“Mi aspetto che le regole vengano fatte rispettare a tutti e non solo ai soliti virtuosi. Su questo, come commerciante, non sempre mi sono sentita supportata. Le regole imposte le devono rispettare tutti e non sono più disposta a tollerare che non sia cosi. Le direttive attuali non sono facili per nessuno, ma è importante che ognuno faccia la sua parte e che la faccia con rispetto. Le ingiustizie non le voglio più tollerare perché c’è chi, con impegno e sacrificio, cerca sempre di muoversi sul terreno del lecito .”

Michela, da dietro la mascherina, trasmette passione e risolutezza, qualità inalienabili per chi nel mondo del commercio ci è cresciuto e continua a viverci. Dice di avere progetti per il futuro del bar e appena le norme si faranno meno stringenti lavorerà con la sua famiglia per metterli in pratica.

Forse, alla fine di questa lunga storia, la fatica e i sacrifici affrontati saranno talmente tanti che le verrà voglia di inserirli in un lungo e stropicciato elenco di cose da dimenticare.

Ma è probabile che non sarà così, perché la qualità migliore di un commerciante è proprio quella che lei, egregiamente, sta già dimostrando di possedere: la capacità di sapersi barcamenare nelle acque più tumultuose senza finire in balia dei venti contrari, per venirne poi fuori più temprata di prima.

E poi diciamocelo: in quarantena, escludendo la visita a qualche affetto caro, la cosa che ci è mancata di più è proprio il caffè del baretto.

One Comment

  1. Valerio Chiarelli Valerio Chiarelli 6 Maggio 2020

    Forsa ragazza che siete grandi 👏👏👏👏😘

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