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DANZANO LE OMBRE SUI CALCINACCI DELLE CERTEZZE OCCIDENTALI

L’impero cade a pezzi.

Sotto i colpi assestati dalle contraddizioni che esso stesso ha innescato per anni.

Va in frantumi la narrazione agiografica del sogno americano.

Le mille bugie che hanno tenuto l’Occidente al caldo per anni.
È caduta la maschera anche a quelle.

L’american way of life, la perpetua corsa all’oro, l’”hedonism pride”, il mito del self med man.
Ci arrivano, oggi, per quel che sono sempre state: illusioni, polvere di stelle, allucinazioni collettive.
Improbabili coperte di Linus.

Il re è nudo!

Per far emergere, con violenza, il fallimento di questo modello “culturale” (il cui declino sarà comunque più lento di quello socio-politico a questo strettamente legato) sono bastati pochi fotogrammi che in questi giorni hanno fatto il giro del mondo.

Le immagini di Jake Angeli.
Lo “sciamano” (che gli sciamani veri mi, ci, lo perdonino) vestito un po’ da capo indiano, un po’ da vichingo ed un po’ da perfetto idiota.
Il tizio che ha guidato la rivolta degli ultras pro-Trump.
Quello che ne è diventato, suo malgrado (suo malgrado?), icona.

Ecco, l’immagine di Jake sintetizza tutto ciò che una porzione importante, seppur non maggioritaria, del popolo a stelle e strisce è sempre stato.

Il riassunto del pressappochismo e della superficialità di un modello, non solo sociale e culturale ma anche e soprattutto relazionale, che assorbe tutto senza comprendere nulla, che costruisce idoli al nichilismo e li consuma in mezza giornata, che studia poco, mangia male, pensa peggio e rivolge preghiere nel vuoto.

No.
Non tutta l’America.
Ma una parte d’America è Jeke lo “sciamano”.

Quell’ America che ha improvvisamente smesso di essere l’America perché ha capito che l’America, per come ci è stata raccontata, in realtà non è mai esistita.
Se non nella negazione brutale di chiunque provasse a denunciarne l’artificio.

Ma le epoche, tutte, sono destinate a tramontare.
Nella speranza che gli americani per bene inizino una volta per tutte ad alzare la voce.

Con buona pace dei romanzieri hollywoodiani.

Benvenuti nel mondo reale.

Claudio Quaglia

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