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Cuba e socialismo, un amore più forte del buonismo occidentale

Le cronache di questi giorni ci raccontano di come Cuba stia vivendo una fase storica particolare, del tutto nuova.
Cruciale per certi versi.
Il socialismo a declinazione castrista sta subendo un duro contraccolpo, trovando difficoltà nel sopravvivere, come “idea-forza”, alla scomparsa dei suoi leader storici.

Ergo, inutile girarsi dall’altra parte: alcuni problemi sull’isola ci sono, sarebbe sciocco ed antistorico nasconderli.

A memoria d’uomo, però, non è esistita nazione, non c’è stata intuizione politica (o metapolitica) diventata prassi storica che non abbia innescato dinamiche di malcontento in parte della popolazione.

Certo è che, su di un piano tanto speculativo quanto dialettico, di questa fase di rigetto si dovrebbero analizzarne le cause, comprenderne il “motore immobile” (a volte meno occulto di quanto si creda) e tentare di sviscerarne la progettualità politico-sociale a media-lunga gittata.
Possibilmente senza torcicollo ideologici ed inutili (per quanto reali) narrazioni agiografiche sul “bel tempo che fu”.

Ed anche senza strani (strani?) equilibrismi narrativi tipici di una certa intellighenzia a trazione liberal-progressista.

In questa direzione, le dichiarazioni sulla crisi cubana rilasciate da Fausto Bertinotti sulle colonne de “La Repubblica” (organo filo padronale di proprietà della famiglia Agnelli Eliana) lasciano perplessi.
E ci regalano alcuni momenti di riflessione.

Vero, magari avrebbe potuto stare anche zitto, godersi il buen retiro continuando a collezionare cardigan, fumand il suo amato sigaro toscano ed evitarci l’ennesimo agguato intellettuale ai danni del socialismo, ma il Fausto, troppo sensibile alle sirene mediatiche, nostalgico dei salotti “buoni”, non ha saputo resistito alla richiesta del giornalista Matteo Pucciarelli, finendo per affermare l’inaffermabile: prima consigliando a Cuba di fare “una nuova rivoluzione” e poi dichiarando che “il governo torni al vero socialismo e dia ragione alla piazza”.

Prima di affrontare questi punti, è però doveroso soffermarsi su un’altra perla regalataci dal buon Fausto.

Già perché, parlando degli scenari internazionali in relazione alla crisi cubana, ha fatto riferimento alla “Cina che prende un corso imperiale”.
Corso imperiale?
Quale di grazia?
Quante basi militari ha sparso la Cina nel mondo?
A quali popoli infligge sanzioni?
A chi fa guerra per esportare il proprio modello (ed i propri interessi)?

Riguardo la “nuova rivoluzione”, invece, non abbiamo idea di cosa parli Bertinotti, non avendo un passato rivoluzionario.

Per quanto riguarda invece i passaggi relativi “all’ascolto del popolo” ed il “dare ragione alla piazza”, Faustone dovrebbe ricordare la sua storia (e con lui anche i tanti compagni i buona fede che prendono per buono quanto dice).
Difatti, quando con Rifondazione appoggiava il Governo Prodi non ci sembra di ricordare che abbia ascoltato la piazza o, per meglio dire, la sua gente, firmando il Pacchetto Treu che ha aperto la strada alla precarietà del lavoro.
E quando l’Italia è entrata nell’Euro?
Ce le ricordiamo le giravolte?
È stato prossimo alla sua base quando, nel 1995, era alla Festa dell’indipendenza degli Usa a Palazzo Taverna a Roma, mentre militanti e contestatori, da Via Veneto, manifestavano per la liberazione di Mumia Abu Jamal?
Era con i suoi iscritti ad Acerra nel 2004 durante le manifestazioni contro la costruzione dell’inceneritore represse duramente dalla Polizia?
Alcuni mesi prima però era assolutamente presente, nella stessa città, per appoggiare il candidato sindaco del Prc.

Bertinotti non ha nessun titolo per parlare di Cuba, dei cubani, del castrismo e della rivoluzione.
Lo dimostra la sua parabola politica.
Diciamoci la verità; uno come Bertinotti (in buona compagnia dei Saviano e delle Lucarelli di turno) al massimo può consigliare a Cuba come si sta nel salotti del potere ed ottenere un’onorificenza (una qualsiasi) insieme al criminale di guerra israeliano Ariel Sharon.
Perché una parte di quel mondo che Bertinotti ha tradito, ha la memoria lunga, le spalle larghe ed il cervello che funziona.

Se ne faccia una ragione

Claudio Quaglia

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