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Come ripartiranno le aziende? Facciamocelo dire da loro.

Uno spaccato del commercio di zona, tra riaperture anticipazioni e posticipazioni

Finalmente ci siamo:  riparte il mercato manifatturiero in Italia. Ma ricominciare non è semplice, soprattutto quando sei stato costretto ad affrontare un lockdown senza preavviso. Alcune aziende non ce la faranno, altre arrancheranno grazie ai prestiti dello stato, altre ne usciranno illese. Basta con le ipotesi e le congetture da bar sport, Parliamo con un’azienda tessile della zona Transfermania International, che si prepara a riaprire i battenti, andando incontro alle inevitabili difficoltà che si presenteranno. 

Salve Enzo, Parlaci della tua azienda, lavorate  in tutta Italia?? 

La nostra è una piccola azienda che lavora, quasi esclusivamente, con tutti i grandi Brand della moda italiana e estera : Armani Gucci, Prada, Ralph Lauren, Stella McCartney, Balmain, solo per citarne alcuni. Per questi clienti realizziamo dei preziosi ricami in cristallo  usando delle tecnologie esclusive di nostra invenzione come la “ Crystal-Net” e il “Crystal Composer” i cui brevetti sono stati depositati in tutti paesi della Unione Europea, e la commercializzazione estera affidata in esclusiva alla Preciosa, la più importante azienda al mondo, dopo la Swarovski, nella fabbricazione dei cristalli. 

Voi lavorate soprattutto con grandi marchi Italiani,  come pensate che ripartirà il mercato del tessile?

Lei ci chiede come sarà la ripresa. Per quanto suddetto si potrebbe pensare che non dovremmo avere molti problemi avendo una clientela di tutto rispetto ed una società,  che dopo 30 anni di attività è ben patrimonializzata, ma purtroppo così non sarà per due fondamentali motivi; il primo è che il lockdown si è reso necessario in tutte le nazioni industrializzate nel mondo,  e la chiusura di tutte le manifatture ci ha impedito , inizialmente, di continuare a ricevere merce dalla Cina (maggior produttore al mondo cristalli) e conseguentemente non aver  potuto saldare gli ordini in corso e oggi, che la Cina ha riaperto e abbiamo rinforzato il nostro magazzino, ugualmente non possiamo evadere quegli stessi ordini, che nel frattempo i nostri clienti ci hanno annullato o sospeso. 

Oltre questo dobbiamo mettere in conto che la sospensione delle sfilate d’alta moda e pret a porter non ci ha permesso di creare le nuove campionature dalle quali sarebbero scaturiti gli ordini  per la prossima stagione autunno/inverno. E questo è un problema che coinvolge tutta la filerà della moda. Avremo ripercussioni negative per almeno 4 o 5 mesi.  Inoltre Stiamo ricevendo moltissimi insoluti di pagamento da parte di clienti, anche di una certa importanza. 

Molte piccole-medio aziende hanno usufruito dei prestiti dello stato in questa fase, a tuo parere saranno sufficienti per farle ripartire senza problemi di sorta? Oggi a causa, o con la scusa del Covid, basta inviare una  bella lettera scritta in corretto italiano, un click e si sospendono i pagamenti. Se tutti facessero così si creerebbe un effetto domino con conseguenze, a dir poco, disastrose per tutta la filiera. Questo è, secondo me, l’aspetto più importante da considerare per quella che sarà l’imminente ripresa e mi chiedo : possibile che in Italia ci siano così tante imprese talmente vulnerabili  da non poter sostenere i costi passivi di 2 o 3 mesi di inattività? Siamo veramente ridotti così male o il piano governativo  per dare liquidita alle imprese sta avendo un effetto controproducente? Mi spiego: 

Molte imprese, per poter proseguire, dovranno  necessariamente accedere a questi prestiti, ma quelle che sicuramente non ne faranno a meno sono quelle imprese  ormai “in caduta libera” , che non hanno nulla da perdere e che virus o non virus sono destinate al default .

Molti  stimati analisti hanno calcolato che almeno il 20 % dei prestiti erogati non saranno mai restituiti, ovvero circa 100 miliardi. Comunque le cose non torneranno più come prima quindi  rimbocchiamoci le maniche e ricominciamo. L’opportunità che ci ha dato questa crisi è il tempo. Abbiamo avuto più tempo per studiare e approfondire il contesto nel quale ci dovremo muovere nel dopo virus, su quelli che dovranno essere i nuovi progetti per accordarci con le mutazioni che inevitabilmente ci saranno in ogni settore produttivo e più tempo per capire dove staranno  le nuove opportunità.

Noi siamo pronti . Abbiamo messo la sicurezza al primo posto del nostro impegno .Distanziamento sociale,  Termometro ad infrarossi, saturimetro, jmascherine guanti e ogni tipo di gel igienizzanti, comprati in  Cina, visto che in Italia ce né tuttora carenza, sono a disposizione dei nostri collaboratori. Abbiamo proceduto con un’accurata pulizia e sanificazione di tutti gli ambienti e il nostro impegno  per ripartire,  così come quello di gran parte delle aziende del settore moda ( faccio mie le parole del nostro premier), sarà poderoso.

Come vi state organizzando per questa riapertura, a fronte del fatto che avete perso 2 mesi di entrate e che le vendite ripartiranno a rilento?

Certo, considerando che nel Lazio la situazione dei contagi non è mai stata critica, speravamo che il governo potesse avere  più fiducia nella responsabilità degli imprenditori, soprattutto di quelli che come noi, sono facilitati avendo gli spazi di un grande capannone e ci avesse concesso di anticipare almeno di una o due settimane questo riavvio.  Ci sarebbero stati molti meno danni, ma ormai ci siamo. 

Vivendo la situazione in prima persona hai qualche suggerimento da proporre per evitare ulteriori danni economici al paese?

A parer mio sarebbe stato meglio anziché elargire prestiti facili a chiunque su semplice richiesta,  dare dei soldi a fondo perduto a chi ha veramente voglia, presupposti e possibilità di proseguire nella propria attività o di attivarne una nuova e contemporaneamente incentivare e promuovere con una qualche forma di defiscalizzazione le aziende, che  come noi, hanno scelto di onorare tutti i propri impegni di pagamento nei confronti del fisco, dei fornitori, collaboratori e dipendenti .  Mettere in condizione di continuare, fare impresa a chi non ne ha capacità , o possibilità, non è mai una buona idea e quello  di cui dobbiamo maggiormente preoccuparci, in questa fase  di ripresa, è evitare che il virus da sanitario diventi economico, ovvero, che le imprese, dei soliti furbetti  che non pagano tasse e fornitori,  contagino anche quelle sane creando uno scenario post-bellico , per uscire dal quale ci vorrebbero anni.  

Questo è il reale rischio a cui andiamo incontro.

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