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Posts published in “Costume & Società”

L’importanza del gornalismo di inchiesta: vita e storia di Nellie Bly

Non è semplice fare giornalismo di inchiesta: richiede tempo, passione, tenacia e consapevolezza delle ripercussioni.

Richiede soprattutto amore per la verità, merce rara in un’epoca nella quale, gli eventi del quotidiano, sono spesso mistificati, amplificati e sminuiti (all’occorrenza).

Lo sapeva bene Nellie Bly, prima giornalista di inchiesta degli Stati Uniti.

Nata in una famiglia benestante, Nellie iniziò a scrivere quasi per caso: dopo aver letto un articolo dai toni sessisti intitolato “a cosa servono le donne?” contattò indignata la testata giornalistica su cui il pezzo era stato pubblicato. Le venne proposto quindi di scrivere lei stessa per il giornale di Pittsburgh, con lo scopo di offrire ai lettori uno sguardo più fresco e innovativo sul mondo circostante.

Nellie si distinse subito per la voglia di scavare in profondità laddove percepiva ingiustizie sociali e malaffare: si infiltrava nelle fabbriche per denunciare le condizioni di lavoro e le discriminazioni soprattutto nei confronti delle donne. E’ facile comprendere come questo suo approccio la pose sotto l’attenzione molesta della cittadina conservatrice in cui viveva e il suo stesso direttore cercò di ridimensionare l’impegno di Nellie relegandola alla stesura di rubriche di costume e frivolezze.

Il piccolo giornale di Pittsburgh le iniziò inevitabilmente a stare stretto e Nellie decise esplorare nuovi lidi approdando a New York nel 1887.

Bussò quindi alla porta di Joseph Pulitzer e quest’ultimo le proposte di scrivere sul New York World, testata per la quale finalmente Nellie potrà dedicarsi esclusivamente al giornalismo investigativo.

Nellie rimase alla storia per l’inchiesta che svolse presso il Women’s Lunatic Asylum, un centro psichiatrico presso il quale venivano ricoverate le donne affette da malattie mentali (o presunte tali).

Women’s Lunatic Asylum

Nellie Bly si finse malata pur di infiltrarsi all’interno della struttura e dissipare le nebbie convenzionali che ricoprivano i metodi scandalosi con cui l’ ospedale era gestito: donne legate ai letti, sottoposte a terapie oppiaceee che annebbiano le loro menti.

Nellie stessa subirà tale sorte, mantenendo comunque una sorta di lucidità inducendo il vomito a seguito di ogni terapia. All’interno della struttura scoprì inoltre che le pazienti ricoverate erano spesso semplici donne indigenti o ripudiate dai mariti: tutt’altro che malate, quindi.

Dopo 10 giorni di permanenza nella struttura Nellie fu tratta in salvo proprio da Pulitzer, il quale intervenne tramite un avvocato per farla dimettere. I giorni di permanenza nell’ospedale le erano sembrati infiniti e all’uscita si batté affinché le condizioni di gestione delle donne ricoverate fossero più umane e consone alle reali necessità delle pazienti, riportando la sua esperienza nel libro “Ten days in a mad-house

Divenne nel corso degli anni inviata sul fronte di guerra e giornalista di prim’ordine, facendo della sua figura un modello per tutte quelle ragazze che volevano realizzare il sogno di scrivere.

Nellie Bly morì a 52 anni a seguito di una polmonite, lasciando nella storia del giornalismo investigativo un’impronta difficile da dimenticare.

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