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Campo di Marte

Ovvero l’incredibile storia di un centro sportivo polifunzionale

C’era una volta in un tempo assai lontano un ampio spazio aperto, senza copertura nè cemento. Un terreno fertile un po’ scosceso, accanto ad un hotel che da Shining sembrava preso. Le cime impervie erano i “campi elisi”, perchè la salita rendeva rossi i visi. Da qui comincia la nostra storia, lunga e assai tortuosa….che farà di questo campo non si sa bene cosa.

Correva l’anno 2008, i cieli erano tersi, le campagne verdi e l’abusivismo edilizio era un passatempo della domenica. In una mite mattina dell’Immacolata ai capenati fu donato lo “Stadio Leprignano”, opera fortemente voluta dall’ allora sindaco Riccardo Benigni, in collaborazione con l’arch. Luigi Giamogante, come  direttore dei lavori. Un’inaugurazione  in pompa magna, come tutti voi ben ricorderete.

Ma inoltriamoci nei meandri di questa opera, che per anni non ha visto luce.

Iniziata la costruzione delle strutture in cemento armato nel 2005, fu terminata nel 2006, sotto l’occhio vigile del collaudatore delle opere, senza però depositare al Genio Civile il collaudo statico delle tribune. In effetti possiamo ampiamente dimostrare che il Genio Civile, fino al 2016, saprà poco e niente di questo campo sportivo: anche le Torri Faro, realizzate a caro prezzo da una ditta delle vicinanze, non furono mai autorizzate dall’organo statale. Ma 10 anni fa queste venivano considerate quisquiglie; la polisportiva comunale Capena cominciò immantinente la sua attività, con le squadre di prima e seconda categoria:  i nostri ragazzi vinsero un torneo e finirono in promozione. Fin qui tutto bene. Se non che nel 2010 si fece avanti un’altra società che gestiva un squadra di Terza categoria, il Capena, coordinata da G. di Giovanni.

Queste due entità “verticalizzarono” senza problemi il periodo 2010/2014. La struttura funzionava a pieno regime e, come nelle grandi metropoli dove si ha molta considerazione degli impianti sportivi polivalenti, era un vanto per la nostra amministrazione: grandi spogliatoi, due potenziali ingressi per la divisione dei flussi in entrata delle squadre e del pubblico ed un accenno di pista di atletica leggera ( anche quello in futuro avrà delle conseguenze). Era talmente funzionale che, nel 2015, i gestori decisero di affittarlo anche ad una squadra in categoria d’Eccellenza, la Boreale.

Non tutti sanno che, nelle categoria d’eccellenza, le normative sulla sicurezza cambiano: gli spalti necessitano di due fondamentali elementi, nello specifico dei divisori e degli ingressi separati per le tifoserie. Mica pizza e fichi. Fu proprio questo uno dei fattori scatenanti delle inevitabili conseguenze, che analizzeremo nel prossimo articolo. Concludiamo questa prima tranche come l’abbiamo iniziata con una vena poetica, citando Pirandello “fare, fare. Fare per fare, senza vedere neppure quello che fate, perchè lo fate. E la giornata è passata”.

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