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Bandabardó,con Erriquez se ne va una parte della nostra giovinezza.

“Se mi rilasso, collasso, mi manca l’aria e l’allegria”.

Se n’è andata ieri un’anima scatenata, quella di Enrico “Erriquez” Greppi, cantante e linfa vitale del gruppo Bandabardó.

Chi non ha avuto la fortuna di vederlo dal vivo durante un’esibizione, mai saprà il reale significato di come possa essere un ciclone sul palcoscenico.

Erano gli anni dei Modena City Ramblers e dei Punkreas, del dualismo imperfetto tra Marlene Kuntz e Afterhours. Uscivamo lentamente dalle sonorità grunge per approdare ad una commistione di stili che poco aveva a che spartire con il piattume musicale di oggi.

In mezzo a questo turbinio artistico c’era lui, Erriquez: univa mondi che in altro modo mai di sarebbero sfiorati.

Un poeta che in modo ciclico arrivava sui palcoscenici di Roma con il suo gruppo folk e riusciva a trascinare i ragazzi, anche nelle notti più stanche della capitale.

Perché, se c’era la Bandabardó al Villaggio Globale, si usciva di casa e basta, senza deroga alcuna: non esisteva coprifuoco e chissenefregava della sessione estiva in facoltà, fatta di notti in bianco e di sudore freddo su quei dannati libri.

Si andava a Roma, si ballava per ore e alla fine si sorrideva esausti , grazie alla carica vitale che il cantante fiorentino sprigionava anche solo entrando in scena.

Questo erano i concerti della Bandabardó: un inno alla vita, un rituale pagano di energia e fratellanza, dal quale si usciva inevitabilmente felici e pronti per un nuovo giorno.

Così vogliamo ricordarlo, Erriquez.

Come una delle pagine musicali più belle della nostra giovinezza, un periodo nel quale il fermento musicale italiano era davvero notevole e ci si poteva concedere il lusso di sorridere spesso.

Vento in faccia, alzo le braccia
Pronto a ricevere il sole
Pronto a ricevere il sole
Anima in pace quando tutto tace
È la libertà che mi vuole

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