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Armenia e Azerbaijan: storia e attualità di un’eterna guerra minore.

UNO SGUARDO SUL MONDO

Tra aggiornamenti sulla pandemia e polemiche sulle politiche da attuare per il rilancio economico post-coprifuoco, sta passando in sordina una notizia che, invece, ha una certa importanza.
Etica, storica e geopolitica.
Il riacutizzarsi del conflitto, mai veramente sopito, tra l’Armenia e l’Azerbaigian.
Perché, purtroppo, la realtà è una: questa guerra, iniziata circa trent’anni fa, non è mai davvero finita.

Ed in queste ore ci troviamo di nuovo a dover raccontare una nuova escalation di tensioni.

Alle prime luci dell’alba di domenica si sono infatti riaperti gli inquietanti sipari nell’ex Oblast.

Già si contano decine di vittime tra militari e civili, tra cui una donna e un bambino accertati. Naturalmente, come accade in queste situazioni, risulta quasi impossibile comprendere chi abbia innescato la miccia per primo.

Quello che è certo è che i governi di Baku e Yerevan non hanno perso tempo ad emanare la legge marziale richiamando alle armi tutti gli uomini in età di reclutamento.

Non ci è dato sapere quali evoluzioni avrà questa situazione sullo scacchiere internazionale.
Cina, Stati Uniti e Russia, al momento, sembrano mantenere una posizione tiepida sulla vicenda.
L’Europa, invece, è in imbarazzo per via dell’atteggiamento provocatorio della Turchia di Erdogan.
Una situazione tesa ed aggrovigliata, di difficile gestione anche per la diplomazia internazionale.

L’unica cosa certa è che le guerre sono, parafrasando Peppino Impastato quando parlava della mafia, una montagna di merda.

Pensare che, nel 2020, un manipolo di criminali riesca ancora a fomentare un irrazionale odio ideologico tra padri di famiglia, lavoratori e studenti, divisi da un confine ma uniti dalle medesime condizioni sociali ci dà la giusta misura del fallimento di un modello culturale, quello proprio del capitalismo predatorio e dell’imperialismo che, per sopravvivere a se stesso, ha bisogno di innescare continuamente la nauseabonda narrativa del nemico da abbattere.

Questa è barbarie.
Che si ripete da millenni.
Dimostrando quanto sia irreale all’assunto di Cicerone secondo il quale “Historia magistra vitae est”.

Eppure un’ipotesi diversa per costruire rapporti solidali e non belligeranti tra gli uomini è stata pensata.
E magari, anche se non sembra, non è stata del tutto sconfitta dalla storia.

Intanto il modello americano manda in giro per il mondo contingenti militari.
Mentre Cuba esporta brigate di medici.

Una differenza c’è.

Claudio Quaglia

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