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A LIBERO, GIUSTO QUALCHE GIORNO DOPO

La storia di Libero è la storia di Santa Maradona.
La storia di una generazione.
La storia di tutti noi.

Un pugno allo stomaco per i quarantenni di oggi.
Nonostante i mille sorrisi tristi che ci cuce in volto.

In precario equilibrio tra i sogni spappolati dai colpi della quotidianità e la voglia di restare aggrappati, fuori tempo massimo, agli anni belli, più belli ancora, e sembra la storia della nostra redazione, perché vissuti da studenti universitari alla ricerca dell’uomo e delle arti, incorrotti, seppur riconoscenti, dalla fredda scienza.

Santa Maradona.
Un film che sembra un quadro.
Fotogrammi e dialoghi di un topos narrativo che ci racconta tutti, raccontando poi nessuno ed ancora tutti gli altri, mille volti, mille storie declinate nella storia di un pugno di ragazzi in bilico tra l’amore che argina il nichilismo, rimanendo però vittima della fragilità di un’epoca, e la ricerca dell’ autoassoluzione dal fallimento proprio di una generazione.

Tra letteratura, teatro, cinema ed esistenzialismo post decadente.

La storia di Andrea a Bart.
Un filo narrativo che gravita attorno alle storielle tipiche di quel tipo umano alla costante ricerca di un posto nel mondo, da prendersi anche a spallate, col sorriso vagamente disilluso, tipico di chi sa di non poter vincere del tutto ma che considera una vittoria, e che vittoria, il non aver perso del tutto.

Andrea e Bart siamo noi.

E Libero De Rienzo, con Bart, una piccola grande vittoria sulla morte se l’è andata a prendere.

Grazie davvero.

Claudio Quaglia

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